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  • VULCAN DAY RUN: LÀ DOVE IL FUOCO ETERNO ARDE. Ci sono strade…

    VULCAN DAY RUN: LÀ DOVE IL FUOCO ETERNO ARDE. Ci sono strade…

    VULCAN DAY RUN: LÀ DOVE IL FUOCO ETERNO ARDE

    Ci sono strade che portano da un punto all’altro. E poi ci sono strade che ti portano da qualche parte, tra colline che cambiano colore ad ogni chilometro e vigneti che scivolano lungo i fianchi dei monti. E il nostro weekend con il Romagna Free Chapter è stato esattamente questo: un viaggio dentro una terra che sa accoglierti con il calore di una casa.

    Siamo arrivati in Romagna con il rumore dei motori ancora nelle orecchie e la voglia di condividere chilometri. Ma ad attenderci non c’è soltanto un’altra strada da percorrere.

    C’è una casa: la loro Club House.

    Il Romagna Free Chapter ci apre la porta come si fa con gli amici veri: senza formalità e distanze, ma con quella naturalezza che appartiene alle persone che hanno il cuore grande. La sera si cena così: una lunga tavolata con quattro panche di legno e intorno le voci degli amici. Ma soprattutto quei profumi che non hanno bisogno di essere spiegati perché li riconosci immediatamente: il profumo della cucina di casa, il profumo dell’infanzia e delle domeniche felici.

    E poi gli gnocchi. Quelli veri, fatti in casa dalle splendide ladies del Chapter, accompagnati da un ragù che sembra avere dentro ore di pazienza, tradizione e amore. Per una sera, quelle quattro panche di legno sono diventate molto più di una tavola. Sono diventate casa. E forse è proprio qui che inizia il nostro viaggio, con i motori ancora spenti, seduti insieme a festeggiare anche nuove e meritate pathciature.


    La giornata in sella: curve, colline e motori

    La domenica mattina si accendono presto i motori. Uno dopo l’altro, poi sempre di più, finché il silenzio della mattina viene sostituito dal suono profondo delle Harley. Si parte e davanti a noi, c’è la Romagna, quella vera, che si scopre lentamente, curva dopo curva.

    La strada comincia a salire e il paesaggio cambia. Le colline si stendono davanti a noi come onde verdi, i vigneti disegnano geometrie perfette sui pendii e la luce del sole accende i colori della campagna. La strada sale, poi scende. Si stringe e si apre. Una curva a destra ed una a sinistra. Non c’è fretta. Il punto è sentire la strada. Sentire l’Harley Davidson che entra nella curva, il peso della moto che cambia e quella sensazione meravigliosa di essere esattamente dove vorresti essere.

    Una lunga fila di Harley che sembra non finire mai. Un serpente di acciaio lungo quasi un chilometro che si arrampica sulle colline della Romagna. E la colonna intera sembra piegarsi insieme alla strada. Un rombo unico che attraversa le valli e annuncia il nostro passaggio.

    Il Reparto Strada lavora con una precisione magistrale. Blocchi e staffetta con gli incroci messi in sicurezza. La terra di Romagna continua a scorrere. Una collina dopo l’altra. A volte siamo immersi nel verde. A volte attraversiamo un piccolo paese e per qualche secondo tutto rallenta.


    Tredozio, Monte Busca e la fiamma eterna

    Arriviamo a Tredozio: un piccolo borgo che ci accoglie con un aperitivo e con una storia che vale più di mille parole. La storia di un Harleyista che ha visto bruciare il proprio bar. Un colpo che avrebbe potuto spegnere ogni sogno, ed invece no. È ancora lì, con la stessa forza con cui affronta la strada stringendo un manubrio e ripartendo. E quel brindisi a Tredozio diventa così un brindisi alla resilienza.

    Dopo la sosta, siamo di nuovo in strada e continuiamo a salire. La strada si arrampica sull’Appennino tosco-romagnolo fino al Monte Busca. Qui, tra la Val Montone e la Val Tramazzo, ci aspetta qualcosa che sembra appartenere più a una leggenda che alla realtà: una piccola fiamma che brucia continuamente: il cosiddetto vulcano più piccolo del mondo.

    Si racconta che proprio questo fuoco possa aver ispirato Dante per l’Inferno. Non si sa se sia vero o meno, ma forse non importa. Perché ogni viaggio ha bisogno di un po’ di leggenda. E noi abbiamo la fortuna di avere Eros, il nostro “Alberto Angela” della Romagna, che non racconta semplicemente i luoghi: li anima. E mentre parla, davanti a quella fiamma, sembra quasi di vedere passare attraverso i secoli le persone che hanno attraversato queste montagne prima di noi.


    Tontola Beach, festa e ringraziamenti

    Ma il viaggio non è finito: ci attende Tontola Beach, dove la strada lascia spazio alla tavola. Ma non cambia lo spirito. Perché ancora una volta troviamo quello che rende speciale la Romagna: il cibo, l’allegria, le risate e la capacità di trasformare un semplice pranzo in una festa. Canti romagnoli, con voci e accenti diversi.

    E quando finiscono weekend come questi, forse è proprio questo che ci portiamo a casa: non soltanto i chilometri percorsi o le fotografie: ci portiamo a casa le persone. Quelle che hanno cucinato per noi, quelle che ci hanno aspettato agli incroci, quelle che ci hanno raccontato la loro terra e quelle che, semplicemente, hanno condiviso con noi un tavolo, una risata, un brindisi, una strada. Ma sopra ogni cosa, ci portiamo a casa la certezza che, da qualche parte, lungo una strada della Romagna, c’è una casa con la porta sempre aperta e qualcuno pronto a dirti:

    “Bentornato.”

    Grazie davvero al Romagna Bikers Group FC per la magistrale ospitalità. E grazie ai compagni di strada Free Chapter Borderlands, Free Chapter Tricolore Reggio Emilia – Italy, Free Chapter East Coast, FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013

  • SETTE HARLEY, CINQUE PASSI E GLI DEI DELLE DOLOMITI. Ci sono viaggi…

    SETTE HARLEY, CINQUE PASSI E GLI DEI DELLE DOLOMITI. Ci sono viaggi…

    SETTE HARLEY, CINQUE PASSI E GLI DEI DELLE DOLOMITI.

    Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e in ore. Ma ne esistono altri ancora che invece si misurano nel rumore di sette motori che, all’unisono, sembrano il battito di un unico cuore: questo è stato il nostro run di domenica.


    Il prologo: SR 203 e l’ingresso nel Parco

    Alle otto del mattino il sole ci saluta mentre le nostre sette Harley imboccano la strada con quella calma fiera di chi sa che la meta non è un luogo, ma ogni curva che verrà. La SR 203 è il nostro prologo. Non è soltanto una strada: è un invito.

    Ti accompagna dentro il Parco delle Dolomiti come un antico portale. I boschi si fanno sempre più fitti, le pareti di roccia sempre più imponenti, e a un tratto il giorno sembra cedere il passo alla sera. Non perché il sole tramonti, ma perché i colossi di pietra si stringono attorno a noi viaggiatori, custodendolo nella loro ombra millenaria. È lì che comprendi quanto sia piccolo il rombo delle Harley davanti al respiro della montagna, eppure quanto quel rombo appartenga perfettamente a quel silenzio.


    I passi: Falzarego, Valparola, Gardena, Sella

    Il primo saluto è al Passo Falzarego. Prima ancora delle fotografie, prima delle emozioni da trattenere, arriva il rito più semplice: un panino mangiato con il gusto che solo l’altitudine e la strada sanno regalare.

    Il pane ha il sapore dell’amicizia e della fame conquistata curva dopo curva.

    Poi il Passo Valparola, elegante e severo, dove ogni sosta diventa una fotografia e ogni fotografia un tentativo di catturare l’infinito, mentre sorpassiamo il Forte Tre Sassi. Il Passo Gardena ci accoglie con quella bellezza che costringe persino i motociclisti più ruvidi a togliersi il casco lentamente, quasi per rispetto. Le risate rimbalzano tra le rocce come se anche le Dolomiti volessero partecipare al nostro viaggio.

    Ma è il Passo Sella la nostra meta finale (o almeno così pensiamo) dove il tempo rallenta ancora una volta. Qui non assaggiamo soltanto uno strudel straordinario. Qui festeggiamo Simone. Una fetta di dolce, una candelina accesa, un desiderio espresso, un coro e gli auguri degli amici con la certezza che certi compleanni non si contano con gli anni, ma con i ricordi destinati a restare.

    non per arrivare, ma per danzare insieme alla strada.


    Pioggia, Passo Rolle e il ritorno

    Siamo di nuovo in sella e ad ogni curva quel piccolo brivido che ricorda perché si ama la moto: non per arrivare, ma per danzare insieme alla strada. Poi scendiamo a Canazei. Un tuono squarcia l’aria ed è più forte delle nostre marmitte. Un colpo secco che ci fa tremare il cuore e ci ricorda chi è il vero padrone di quelle montagne.

    In pochi istanti le tute antipioggia escono dalle borse, infilate con quella fretta che ogni motociclista conosce bene. Cerchiamo di sfuggire all’acquazzone, come se fosse possibile battere la montagna sul tempo. Ma la montagna insegna sempre qualcosa. E insegna che non è un vero viaggio tra le Dolomiti se almeno una volta non senti l’acqua attraversare la visiera, le gocce battere sul serbatoio e il freddo infilarsi sotto i guanti.

    Così proseguiamo con lentezza, e appena la pioggia ci dà una tregua, controlliamo il meteo: non c’è alternativa. Per tornare a casa dobbiamo compiere un’ultima poderosa impresa: Passo Rolle. E’ l’unica via di fuga per non trovare ancora pioggia. Attraversiamo ancora una volta la montagna. L’ascoltiamo. L’accettiamo. E non ci bagnamo più.

    Abbiamo quindi cercato il fresco come si cerca un vecchio amico e lo abbiamo trovato nei boschi e nell’aria sottile che profuma di resina e di roccia bagnata.

    Le Dolomiti non sono soltanto montagne. Sono cattedrali. Sono giganti. Sono divinità di pietra.

    E mentre con le sette Harley disegnavamo traiettorie perfette tra i tornanti, era impossibile non sentirsi osservati. Come gli antichi eroi greci che attraversavano terre sacre sotto lo sguardo degli dei dell’Olimpo, anche noi abbiamo avuto la sensazione che qualcuno, da quelle vette immense, seguisse il nostro cammino.

    Dodici ore dopo, alle otto di sera, rientriamo a casa stanchi e con le braccia indolenzite ma con gli occhi ancora pieni di montagne. Stanchi, sì. Ma con l’animo degli eroi che, invece di spade e scudi, hanno impugnato manubri e acceleratori. Sette Harley. Cinque passi. E un solo, immenso privilegio: aver cavalcato, anche solo per un giorno, nel regno degli dei delle Dolomiti.

  • L’amicizia è come una pizza condivisa: semplice, autentica e sempre più buona…

    L’amicizia è come una pizza condivisa: semplice, autentica e sempre più buona…

    L’amicizia è come una pizza condivisa: semplice, autentica e sempre più buona in compagnia. E arriva da lontano il rombo di più di una Harley, ricordiamo che le emozioni più forti si vivono insieme agli amici.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

    Grazie a Italo e Simone per le foto 😀

  • Dal Purgatorio al Paradiso della strada

    Dal Purgatorio al Paradiso della strada

    C’è un momento, nella vita di ogni biker, in cui il ruggito del motore smette di essere un suono e diventa un linguaggio. È lo stesso momento in cui la strada cessa di essere asfalto e si trasforma in destino e fratellanza. Quel momento ha il nome di Cul’a Moy.

    Il Tricolore Free Chapter non ha semplicemente organizzato un raduno: è come se avesse scritto un canto. Uno di quelli che non si leggono sulle pagine di un libro, ma sulle linee bianche che attraversano gli Appennini, tra il profumo dei boschi ed il respiro profondo delle montagne reggiane.


    La partenza: Masone e l’inizio del viaggio

    Masone è la nostra porta d’ingresso. Come nella selva oscura del Sommo Poeta, ciascuno giunge a Masone da una terra diversa, con chilometri cuciti sulle gomme e storie incise sulle proprie patch. Vari Free Chapter e Postulanti si ritrovano lì, accolti da immensi sorrisi e attorno a una piscina che, sotto il sole di luglio, sembra una moderna fonte battesimale.

    Ma il richiamo è altrove. È nella strada. Perché è la strada che chiama i motociclisti.

    Il reparto strada è pronto: ore 15.15 briefing per i partecipanti e poi allineamento: si parte. Un centinaio di chilometri tra andata e ritorno, ma le distanze, quando si guida con il cuore, si misurano in emozioni.

    La SP98 ci accoglie come una dama antica, elegante e imprevedibile. Curve morbide e tornanti che sembrano disegnati dalla mano di un artista. Ogni piega è una poesia e ogni accelerazione una strofa.

    Davanti a noi procede Maury. Non solo Director: per l’occasione è soprattutto Virgilio. Con la calma di chi conosce ogni metro d’asfalto e con l’autorevolezza di chi sa che guidare un gruppo significa portare con sé fiducia, responsabilità e fratellanza. Non indica semplicemente una direzione. Indica un cammino.

    Alle sue spalle, impeccabile come una coorte romana, il reparto strada: preciso e disciplinato, e sotto la guida del suo Capitano trasforma decine di moto in un unico organismo vivente. È facile vedere il gruppo scorrere compatto, ma più difficile è comprendere il lavoro, l’attenzione e la dedizione che rendono possibile quella perfetta armonia. A loro va il merito di aver trasformato un viaggio in una sinfonia di motori.


    La Pietra di Bismantova: La scalata delle anime

    La meta ci osserva da lontano. La Pietra di Bismantova. Immobile da milioni di anni, è un enorme bastione di arenaria dalla forma di nave pronta a salpare sopra il mare degli Appennini. Dante la vide e la rese immortale nel IV Canto del Purgatorio, dove la sua imponenza diventa misura della fatica necessaria per elevarsi.

    Ed è proprio lì che anche noi lasciamo le moto. Iniziamo a salire. Il sole scalda senza misericordia. Il sudore scende come una penitenza. Siamo anime penitenti, non per espiare colpe, ma per conquistare la bellezza. Ecco finalmente la vetta con le sue ricompense: il panorama e la bibita rinfrescante.


    La SS63: Il Paradiso a due ruote

    Ma ogni pellegrinaggio prevede un ritorno. Ed è proprio allora che il viaggio cambia volto. La SS63 diventa il nostro Paradiso.

    Le curve si rincorrono leggere e perfette, mentre le lunghe gallerie ci accolgono come cattedrali di pietra. L’aria fresca che ci investe è una benedizione quasi divina. Il rumore dei motori rimbalza sulle pareti come un coro gregoriano dedicato alla libertà.

    È impossibile spiegare a chi non guida una Harley Davidson cosa significhi attraversare quelle gallerie in un coro così totale. Ogni chilometro diventa pura felicità ed ogni accelerazione una dichiarazione d’amore alla motocicletta.


    Gusto, Fuoco e Fratellanza

    Poi le moto si fermano. Ma la magia continua.

    L’aperitivo è un inno all’Emilia. Lo gnocco fritto arriva dorato, accompagnato da salumi che raccontano una terra generosa ed autentica. Attorno ai tavoli non ci sono semplici commensali. Le risate si mischiano ai brindisi e le storie percorrono il tavolo come hanno percorso le curve poche ore prima. La cena diventa il naturale proseguimento del viaggio.

    Quando cala la sera, il fuoco inizia a danzare. Le fiamme ballano davanti agli occhi di bikers e ladies che, forse senza rendersene conto, continuano a fissarle con lo stesso stupore dei primi viaggiatori della storia.

    Tra noi c’è anche un tatuatore. Ma nessun ago può imprimere sulla pelle ciò che quelle ore hanno già inciso nell’anima. Perché certi ricordi non hanno bisogno d’inchiostro: vivono nelle cicatrici invisibili del cuore.


    L’onore dei Colori e l’Arrivederci

    Dopo cena, arriva il momento più solenne. Le parole del Director Maury che ringrazia in modo autentico chi ha lavorato nell’ombra, chi ha creduto nell’evento, chi ha reso possibile affinchè tutto scorresse con naturalezza. In quelle parole c’è il senso più profondo del Free Chapter: custodire la fratellanza.

    Infine due patchature. Due fratelli del Tricolore che ricevono i colori. Un gesto che dichiara un’appartenenza ed un onore.

    Il mattino successivo le moto si riaccendono una dopo l’altra, riprendendo la via della propria regione. E allora sì, forse Dante aveva ragione. Ogni uomo attraversa il proprio Inferno, affronta il proprio Purgatorio e cerca il proprio Paradiso.

    Noi lo abbiamo trovato tra le curve della SP98, sulla vetta della Pietra di Bismantova, nel fresco delle gallerie della SS63, davanti a un piatto di gnocco fritto, sotto un cielo estivo illuminato dalle stelle e dal riflesso cromato delle nostre motociclette.

    I rombi si allontanano in direzioni diverse, ma nessuno parte davvero. Perché chi ha condiviso la strada non si lascia mai. Si dà soltanto appuntamento alla prossima curva.

  • LA VORAGINE DELLO SCIASON: 4 HARLEY SULLE TRACCE DEL GHIACCIO ETERNO. Quando…

    LA VORAGINE DELLO SCIASON: 4 HARLEY SULLE TRACCE DEL GHIACCIO ETERNO. Quando…

    LA VORAGINE DELLO SCIASON: 4 HARLEY SULLE TRACCE DEL GHIACCIO ETERNO

    Quando la pianura diventa una fornace e l’asfalto sembra sciogliersi sotto le ruote, non resta che volgere lo sguardo verso la montagna. È quello che hanno fatto quattro amici harleysti dell’Antenore che, con un occhio al meteo e uno alla voglia di macinare chilometri, hanno deciso di cercare un po’ di refrigerio sull’Altopiano dei Sette Comuni.


    Il viaggio e la voragine dello Sieson

    La giornata inizia con il rombo inconfondibile delle nostre roventi Harley-Davidson che si allontanano dalla calura cittadina per affrontare strade statali, curve e tornanti che, chilometro dopo chilometro, regalano panorami sempre più suggestivi. L’aria si fa via via più fresca e il verde dei boschi accompagna il viaggio fino al Rifugio Campolongo, 1600 metri di altezza, punto di partenza di un’escursione tanto affascinante quanto insolita.

    L’obiettivo è la voragine dello Sieson, conosciuta anche come Sciason, una cavità naturale che rappresenta uno dei fenomeni più curiosi dell’Altopiano. Si racconta che sul fondo della profonda dolina, il ghiaccio rimanga padrone del territorio durante tutto l’arco dell’anno, resistendo anche alle estati più torride.

    Un piccolo miracolo della natura


    Imprevisti sul sentiero e ricompense al rifugio

    Per i più allenati, il sentiero prosegue fino a Forte Campolongo, una delle storiche fortificazioni della Grande Guerra. Anche noi quattro biker decidiamo di tentare l’impresa, ma la montagna, ogni tanto, ama mettere alla prova chi la percorre. Una deviazione sbagliata, un segnavia perso di vista e ci si ritrova immersi nel bosco, lontano dal percorso previsto e terribilmente in salita.

    Qualche momento di incertezza, un po’ di fatica in più e parecchi metri percorsi tra alberi e sottobosco, ma senza perdere il buonumore e lo spirito di squadra. Siamo già pronti a cibarci di muschio ma con pazienza e determinazione riusciamo a ritrovare il sentiero e a fare ritorno al Rifugio Campolongo, dove ci attende la ricompensa più gradita: un pranzo genuino, capace di restituire energie e sorriso dopo la piccola disavventura.


    Rientro, gelato e riflessioni

    Nel pomeriggio il cielo cambia volto. L’azzurro del cielo lascia spazio all’incombere di nubi che iniziano ad addensarsi minacciose sulle montagne, consigliando un rientro anticipato. Noi quattro centauri risaliamo in sella e, attraversando ancora una volta le strade dell’Altopiano, puntiamo verso Bassano del Grappa.

    Qui, prima del definitivo ritorno a casa, c’è il tempo per una sosta irrinunciabile: un fresco gelato gustato passeggiando sul Ponte degli Alpini proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziano a cadere copiose sul finire della giornata.

    Perché andare in moto significa anche questo: seguire il richiamo della strada, lasciarsi sorprendere dalla natura, affrontare gli imprevisti con il sorriso e tornare a casa con qualche chilometro in più sul contachilometri, ma soprattutto con un bagaglio di ricordi destinati a durare molto più a lungo di una giornata d’estate.

    È in quei momenti che ogni viaggio diventa una storia da raccontare e ogni ritorno porta con sé il desiderio di ripartire, ancora una volta, inseguendo l’orizzonte.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 😉

    Grazie a Nando ed a Simone per il contributo fotografico

  • SUPERGAS FEST: IL ROMBO DEI BICILINDRICI ACCAREZZANO LE COLLINE. Ci sono fine…

    SUPERGAS FEST: IL ROMBO DEI BICILINDRICI ACCAREZZANO LE COLLINE. Ci sono fine…

    SUPERGAS FEST: IL ROMBO DEI BICILINDRICI ACCAREZZANO LE COLLINE

    Ci sono fine settimana che il tempo non riesce a consumare, perché si imprimono nella memoria con la forza delle emozioni e con il profumo della pioggia sull’asfalto caldo. Il primo Evento Primario del Superga Free Chapter è stato tutto questo. Non un semplice raduno né soltanto un viaggio, ma una storia vissuta insieme.


    Arrivi e serata al Saloon Al Luppolo

    Questo evento comincia in un pomeriggio di venerdì, quando le porte del Saloon Al Luppolo si aprono per accogliere amici provenienti da ogni direzione d’Italia. Moto ancora calde di viaggio, sorrisi larghi, abbracci intrisi della naturalezza di chi sa che basta un gilet, una toppa e la passione per la strada per sentirsi parte della stessa famiglia, anche se si è appena arrivati nel movimento.

    Ogni arrivo è un racconto. Ogni parcheggio è una nuova amicizia. Poi arriva la sera, e con lei quella magia che soltanto la semplicità riesce a regalare. Il profumo della grigliata mista si mescola alle risate, ai brindisi, ai racconti dei chilometri appena lasciati alle spalle.

    Attorno ai tavoli non ci sono ospiti, ma compagni di viaggio, mentre si attendono quelli che sono ancora per strada. E quando i Violet accendo la notte con il meglio della musica italiana, succede ciò che accade soltanto quando ci si sente davvero a casa.

    Le canzoni smettono di appartenere agli artisti e diventano di tutti.


    Il percorso e le tappe

    Ma è il sabato il cuore dell’evento. Di buon mattino, le Harley dei vari gruppi sono allineate, lucide ed impazienti di raccontare nuove curve e strade di libertà. Il roadbook preparato dal Superga Free Chapter non è soltanto un percorso, ma una dichiarazione d’amore alla propria terra.

    Ogni chilometro sembra gridare: “Guardate quanto è bella casa nostra!”. Le montagne ed il sole ci accolgono come antiche custodi del silenzio. La salita verso il Forte di Fenestrelle, immensa sentinella di pietra, ricorda quanto la storia possa ancora dialogare con il presente. Le sue mura sembrano osservare incuriosite noi bizzarri e rumorosi motociclisti arrivati da lontano.

    C’è poi chi sale a Sestriere. Lassù, dove il cielo sembra abbassarsi fino a sfiorare i caschi e il vento racconta storie che solo le montagne conoscono. E quando il viaggio ci conduce verso la Sacra di San Michele, sospesa tra roccia e cielo, il silenzio prende il posto delle parole, nonostante la pioggia. Ci sono luoghi che chiedono rispetto prima ancora di essere ammirati.

    Infine, c’è chi va a Superga. Non solo una Basilica. Non solo un colle. Ma un simbolo. Un luogo che custodisce la memoria di una città e che oggi dà il nome ad un Free Chapter capace di trasformare quell’eredità in accoglienza, orgoglio e appartenenza.


    Cena, premiazioni e ringraziamenti

    Poi il sole inizia lentamente a scendere. Ed è allora che arriva uno dei momenti più intensi dell’intero evento. Le strade che abbracciano le colline sono un capolavoro scritto dall’asfalto. Curve morbide che sembrano nascere dal bosco, salite che inseguono il cielo mentre il lungo corteo di Harley è un nastro d’acciaio che si srotola tra il verde.

    E lì, quando la sera avvolge definitivamente le colline, il cuore dell’evento inizia a battere ancora più forte. La cena e la premiazione dei Chapter partecipanti è il momento più intenso. Non per le targhe o per i riconoscimenti. Ma per gli occhi. Perché in quegli applausi risuona il rispetto reciproco, la gratitudine di chi ha percorso centinaia di chilometri per esserci, ed infine, c’è l’orgoglio di appartenere a una comunità che continua a mettere le persone davanti a tutto.

    Infine, le risate. La simpatica gag dedicata al Direttivo Nazionale FC ha ricordato a tutti che la complicità è uno degli ingredienti più preziosi della grande famiglia Free Chapter Italia. Ridere insieme è forse il modo più sincero per dirsi che ci si vuole bene. Volti illuminati dalla felicità semplice delle cose vere.

    Dietro tutto questo c’è il lavoro del Superga Free Chapter. Un lavoro fatto di mesi di preparativi, telefonate, sopralluoghi, preoccupazioni e di dettagli invisibili agli occhi degli ospiti, ma fondamentali perché ogni momento potesse scorrere con naturalezza. E forse il successo di questi tre giorni non si misura nelle presenze, nelle moto parcheggiate o nei chilometri percorsi. Si misura negli abbracci che hanno accompagnato ogni arrivo, ogni partenza e nelle promesse di rivedersi presto.

    Le strade del Piemonte ci hanno indicato la direzione. Ma è stato il cuore del Superga Free Chapter a mostrarci la meta

    Cesare Pavese, originario della zona, forse scriverebbe così.


    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

    Grazie per il contributo fotografico a Flavio, Federico e Italo😘

  • NEL GIRONE DEI QUARANTA GRADI: PAELLA AL LAGO DI GARDA. Se Dante…

    NEL GIRONE DEI QUARANTA GRADI: PAELLA AL LAGO DI GARDA. Se Dante…

    Nel girone dei quaranta gradi: paella al Lago di Garda

    Se Dante Alighieri avesse conosciuto una Harley Davidson, forse avrebbe riservato un girone speciale a noi motociclisti di giugno, quando il sole non illumina, ma giudica. Un inferno senza diavoli né forconi, perché bastano il serbatoio rovente, il motore che pulsa come una fucina e l’asfalto che ribolle sotto le scarpe.

    “Per me si va tra l’arsura infinita…”


    Il viaggio

    Noi dell’Antenore partiamo presto. Dalla campagna padovana si levano i primi rombi, attraversando campi che odorano di grano maturo ed il frinire delle cicale sembra sovrastare il boato delle nostre marmitte. Le Harley fendono l’aria già calda come antichi draghi d’acciaio.

    Alcuni amici giungono dalle Langhe pur di essere presenti alla giornata organizzata dall’Urbe Scaligera FC. Poi arriva la campagna vicentina, elegante e silenziosa, fino a quella veronese, dove il paesaggio sembra prepararsi all’abbraccio del Garda.

    Lungo la strada, i Free Chapter si uniscono come affluenti dello stesso fiume. Volti conosciuti, strette di mano, sorrisi nascosti sotto caschi ancora bollenti. Non conta da dove si parta: conta arrivare insieme. Il reparto strada prende il comando, un piccolo briefing per ripassare le regole del buon viaggiare in gruppo e via: si parte.

    Con precisione, esperienza e quella calma che distingue chi macina chilometri da una vita, i safety ci accompagnano lungo la strada verso il Garda. Curve morbide, paesi affacciati sull’acqua, salite che regalano panorami dove il lago si apre come un’immensa tavolozza d’azzurro.


    L’arrivo al lago

    Il Garda dei poeti: noi rallentiamo il motore. Lonato del Garda, Barcuzzi, Padenghe sul Garda e Moniga del Garda sono alcuni dei paesi attraversati sul versante bresciano del lago. Il lungolago accoglie il rombo delle Harley come una musica diversa, mentre il corteo avanza tra gli sguardi curiosi dei turisti e il luccichio dell’acqua.

    Qui perfino le paperelle, con più buon senso di noi, scelgono rigorosamente l’ombra. Qualche biker, invece, sceglierà, dopo pranzo, il bagno nel lago in cerca di refrigerio.

    “Non v’è arsura che possa vincere il cuore di chi cavalca libero tra amici.”


    La tavola e i ringraziamenti

    Poi arriva il momento della tavola. Pesce, profumi che raccontano l’estate, una paella generosa, bicchieri che si alzano e brindisi che parlano la lingua universale dell’amicizia. Perché il mondo Free Chapter non è fatto soltanto di motociclette: è fatto di persone. Di chi organizza senza cercare applausi. Di chi apre la strada. Di chi chiude il gruppo. Di chi aspetta sempre l’ultimo. Di chi condivide un sorriso e bicchieri di fresca sangria.

    Alla fine il caldo resta. Il sole continua a picchiare. Le moto continuano a scaldare le gambe anche nella strada del ritorno. Ma tutto cambia prospettiva: se questo era davvero un girone infernale, confessiamolo senza esitazione, è stato uno di quelli da cui nessuno avrebbe voluto uscire.

    Grazie ai super padroni di casa: FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013.

    Ed un mega abbraccio a chi ha condiviso la tavola con noi: i Postulanti FC Malaspina Ducks e VENEXIA 2.0 Local Group e ai Free Chapter Free Chapter New East Coast, Free Chapter Borderlands, Free Chapter Tuscany Black Sheep, Free Chapter Tricolore Reggio Emilia – Italy, Romagna Bikers Group FC Free Chapter Flying Pigs😘

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

  • 7 HARLEY TRA ROCCIA E CIELO: LA STRADA, NIENT’ALTRO. C’è un modo…

    7 HARLEY TRA ROCCIA E CIELO: LA STRADA, NIENT’ALTRO. C’è un modo…

    7 Harley tra roccia e cielo: la strada, nient’altro.

    C’è un modo semplice per misurare la felicità di noi motociclisti: contare le curve. Domenica lasciamo da parte i monumenti, le fotografie scattate e le mete da spuntare su una lista. Solo strada. Strada vera: asfalto che sale e scende, montagne che si avvicinano, boschi che si chiudono ai lati e il rumore regolare dei motori che accompagna ogni chilometro.

    Solo strada.


    Il percorso tra boschi e tornanti

    La domenica di sette harleysti del gruppo Antenore è stata esattamente questo: una fuga dal caldo soffocante della pianura alla ricerca del fresco delle Prealpi Bellunesi. Da Vas e Mel la strada inizia a cambiare volto. Il verde diventa più intenso, la roccia compare tra gli alberi e le curve cominciano a susseguirsi con quel ritmo che ogni motociclista conosce e apprezza.

    Si attraversa Longarone, inevitabile il passaggio davanti alla diga del Vajont, presenza silenziosa che continua a raccontare una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Ma anche qui, senza fermarsi troppo: il richiamo della strada è fortissimo.

    Si prosegue verso Auronzo di Cadore e poi lungo la SP532, una delle strade che sembrano disegnate apposta per chi ama guidare. Curve ampie, panorami che si aprono all’improvviso, aria fresca che entra sotto il casco, boschi verdi e 15 tornanti di adrenalina. Al Passo Sant’Antonio (1.476 metri) la temperatura cambia davvero: il caldo della pianura è un ricordo lontano. Ora dobbiamo solo soddisfare l’appetito alimentato da tanti tornanti.

    La discesa verso Padola è un altro regalo della montagna: ancora curve, ancora boschi, ancora quel piacere semplice che nasce dal lasciar scorrere la moto tra i tornanti. A Padola arriva la pausa pranzo: un ottimo panino, qualche battuta tra amici e la soddisfazione di chi sa di essere nel posto giusto al momento giusto.


    Ritorno, caldo e il senso del run

    Nel pomeriggio il meteo pare minacciare pioggia, per cui si cambiano un po’ i piani. Si riparte lungo la SS52 che offre ancora ciò che il gruppo è venuto a cercare: strada. Tornanti e gallerie, chilometri che scorrono senza fretta ma senza soste inutili. È uno di quei percorsi in cui la destinazione conta poco: conta il viaggio, il susseguirsi delle pieghe, il paesaggio che cambia dietro ogni curva e gli spuntoni di roccia che ogni tanto fanno capolino nel cielo azzurro.

    Quando finalmente si scende verso Vittorio Veneto, la montagna resta alle spalle e la pianura torna a reclamare il suo spazio. La città appare quasi deserta, immobile sotto la calura del pomeriggio. La sosta per un gelato e una bottiglia d’acqua fresca diventa quasi una necessità più che un piacere. Ed è proprio lì che si percepisce il vero protagonista della giornata: lo sbalzo termico. In poche ore si passa dall’aria fresca e piacevole dei passi dolomitici al caldo pesante e opprimente della pianura.

    Alla fine non ci sono monumenti da raccontare né luoghi da mettere in evidenza. C’è qualcosa di più semplice e forse più autentico: sette Harley, qualche centinaio di chilometri, una giornata tra amici, una lunga sequenza di strade bellissime ed una GoPro dimenticata accesa lungo la strada.

    Ma il run non finisce con l’ultimo chilometro percorso. Come spesso accade, la destinazione finale è il luogo da cui tutto parte: il giardino di casa, quello che scherzosamente chiamiamo “club house”. Le moto si spengono, i caschi si appoggiano ed il racconto della giornata continua tra risate, commenti sulle strade percorse e qualche inevitabile presa in giro. Ad aspettarci ci sono anche gli amici che oggi non sono saliti in sella. Perché un gruppo non è fatto soltanto da chi parte, ma anche da chi c’è al ritorno.

    Sono le persone con cui li condividi.

    Così, davanti a una pizza condivisa sotto il cielo stellato, il caldo della pianura diventa più sopportabile. È in momenti come questi che si capisce il vero significato di un run: non solo i chilometri, non solo le curve, non solo le montagne. E la certezza che, da qualche parte, c’è già una prossima strada che aspetta di essere percorsa insieme.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

  • DOVE LA STRADA INCONTRA LA FIABA: IL POOL PARTY DEL RANDAGE FC.…

    DOVE LA STRADA INCONTRA LA FIABA: IL POOL PARTY DEL RANDAGE FC.…

    DOVE LA STRADA INCONTRA LA FIABA: IL POOL PARTY DEL RANDAGE FC.

    Ci sono eventi che si vivono, ma poi ci sono gli eventi che si sentono sulla pelle, che entrano nel cuore e vi rimangono impressi come il rombo di una Harley in una valle silenziosa. Se poi in andata ci aggiungi il run verso il valico dell’Abetone e al ritorno la strada della Poretana, abbiamo la combinazione perfetta (ma questa è un’altra storia).

    L’evento primario organizzato dal Randage Free Chapter, nei pressi di Borgo a Mozzano, terra celebre per il misterioso Ponte del Diavolo, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché questo non è stato soltanto un raduno. È stato un viaggio dentro la bellezza, l’amicizia e quell’autentico spirito biker che troppo spesso si racconta ma raramente si riesce a vivere con tanta intensità.


    Accoglienza e Borgo Giusto

    Già all’arrivo, varcando la soglia della loro Club House, si percepisce qualcosa di speciale. I sorrisi sono sinceri, gli abbracci spontanei, le strette di mano forti e calorose. Nessuno è un estraneo. Nessuno è lasciato da parte. Anzi, l’attenzione riservata ai nuovi arrivati è forse la dimostrazione più bella di cosa significhi davvero appartenere a questa grande famiglia.

    Bastano pochi minuti per sentirsi a casa. Ma il cuore dell’evento è Borgo Giusto, un luogo che sembra essere stato disegnato da uno scrittore di favole. Un piccolo borgo di pietra immerso nel verde, con viuzze acciottolate che si intrecciano tra casette antiche, piccoli balconi e scorci che sembrano custodire segreti di altri tempi. Le abitazioni così perfette e armoniose fanno pensare che dietro ogni finestra possa nascondersi una fata o uno gnomo custode della Garfagnana. Ed al centro, una piscina che riflette il cielo toscano come uno specchio incantato.

    Il venerdì sera dà il via alla magia con una cena itinerante tra le case del borgo. Un percorso di sapori e convivialità che trasforma ogni angolo in un punto d’incontro, ogni tavolo in una nuova occasione per conoscersi, raccontarsi e brindare alla strada che si percorrerà l’indomani.

    Bastano pochi minuti per sentirsi a casa.


    Il viaggio in Garfagnana e il Parco dell’Orecchiella

    Poi arriva il sabato. E per chi ama le due ruote, certe mattine hanno un profumo particolare. Quello dell’asfalto ancora fresco, del caffè appena bevuto e dell’attesa di curve che aspettano soltanto di essere disegnate. La Garfagnana ci accoglie come una vecchia amica. Le sue strade si snodano tra montagne e boschi con un’eleganza rara: curve morbide che diventano tornanti, saliscendi che aprono improvvisamente panorami mozzafiato, tratti ombreggiati dove il sole filtra tra gli alberi e lunghi passaggi che sembrano costruiti apposta per chi vive la moto come un’estensione della propria anima.

    Ogni chilometro è poesia scritta sull’asfalto verso il Parco dell’Orecchiella con il gruppo che si muove compatto come una sola creatura. Ad attenderci, un pranzo semplice ma perfetto: insalata di riso fresca, frutta e il necessario per riprendere energie senza appesantire il viaggio. Perché i bikers sanno apprezzare le cose autentiche.

    La visita al parco naturale regala immagini che restano nella memoria. I mufloni che osservano curiosi da lontano, gli orsi che si muovono lenti, il silenzio della natura che contrasta piacevolmente con l’eco delle nostre risate.


    Ritorno, festa e senso di appartenenza

    E poi ancora strada, quella del ritorno. Ancora curve. Ancora Garfagnana. Il ritorno è un’altra immersione in quel paradiso motociclistico fatto di vallate e boschi che sembrano dipinti. Ogni curva invita alla successiva, ogni rettilineo è soltanto un breve respiro prima di una nuova emozione.

    Quando infine rientriamo, ci attende uno dei momenti più apprezzati della giornata: l’aperitivo in piazza. La sangria fresca arriva come una benedizione. Per noi bikers accaldati e assetati dopo centinaia di curve, ogni sorso è puro piacere. Le risate riempiono l’aria, i racconti della giornata si intrecciano alle battute, mentre il sole lentamente lascia spazio alla sera.

    La cena di gala rappresenta il coronamento perfetto di una giornata straordinaria. Eleganza senza formalismi, amicizia senza confini. Le premiazioni dei gruppi partecipanti, la lotteria (noi dell’Antenore ci guadagniamo l’ambito premio), la musica e la festa scandiscono le ore in un crescendo di emozioni.

    Ma più dei premi, più delle estrazioni, più persino della splendida organizzazione, ciò che resterà impresso sarà il calore umano. Quel senso di appartenenza che si respira ovunque. Quegli abbracci che sembrano ritrovare amici persi da anni. Quelle chiacchiere che iniziano davanti a una birra e finiscono con la promessa di rivedersi presto.

    le strade più belle non sono sempre quelle che percorri.

    Il Randage Free Chapter non ha semplicemente organizzato un evento. Ha creato un’esperienza. Ha costruito un fine settimana fatto di sorrisi, amicizia, motori e cuore. Grazie davvero!

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 🥰

    Grazie a Flavio, Simone e Lara per il contributo fotografico!

  • QUANDO IL CIELO CAMBIA STRADA: DA FORTE PUNTA CORBIN VEDEVANO L’ORIZZONTE E…

    QUANDO IL CIELO CAMBIA STRADA: DA FORTE PUNTA CORBIN VEDEVANO L’ORIZZONTE E…

    Quando il cielo cambia strada

    A volte sono le previsioni del tempo a riscrivere gli itinerari. Si programma una meta per una settimana e poi la domenica mattina si parte per ritrovarsi altrove, guidati da una nuvola più scura del previsto o da un temporale annunciato. È ciò che è accaduto a quattro bikers dell’Antenore che, di fronte a un meteo incerto in alta montagna, decidono di modificare il programma della giornata. Una scelta pratica, nata dalla prudenza, che si trasforma in un viaggio ricco di suggestioni e significati.


    Il percorso e le sensazioni

    Lasciata Bassano del Grappa alle spalle, la strada inizia lentamente a salire, quasi volesse accompagnare noi viaggiatori verso una dimensione diversa. Le case si diradano, il traffico si spegne poco alla volta e il ritmo della montagna prende il sopravvento. Le moto affrontano le prime curve con quella sensazione di libertà che solo chi viaggia su due ruote conosce davvero. Ogni tornante apre una finestra sul paesaggio, ogni rettilineo regala uno scorcio nuovo da custodire nella memoria.

    Le nostre Harley iniziano a disegnare curve tra boschi e prati, lungo strade che sembrano immerse nel cuore dell’estate. L’aria porta con sé il profumo della resina, dell’erba appena scaldata dal sole, dei fiori nascosti ai margini della carreggiata. Quando arriviamo sull’Altopiano, il verde intenso accompagna ogni chilometro, mentre il rumore dei motori si mescola al canto discreto della natura.

    La strada basta a sé stessa.

    L’aria diventa più fresca man mano che si guadagna quota. Dai prati arriva il profumo intenso del fieno tagliato, le mucche sono al pascolo e dai boschi sale l’aroma della resina e della terra umida. È il profumo dell’estate in montagna, una fragranza antica che sembra riportare indietro nel tempo. Ci sono momenti in cui nessuno sente il bisogno di parlare: in sella, il viaggio non è mai soltanto uno spostamento, è un dialogo continuo con il paesaggio e con i propri pensieri.


    Forte Punta Corbin: storia e memoria

    La destinazione finale è Forte Punta Corbin. L’idea è di parcheggiare davanti all’ingresso ma il navigatore ci porta su a Cogollo del Cengio e da qui raggiungiamo il Forte a piedi. Arriviamo affamati e prima di visitare la fortezza ci mangiamo dentro un bel panino ed una succulenta fetta di torta fatta in casa. Quando siamo pronti, dopo aver recuperato un po’ di forze dalla lunga ed inaspettata passeggiata nel bosco, iniziamo la visita.

    Il Forte domina il paesaggio sulla Val d’Astico con la sua presenza austera e silenziosa. Qui la bellezza della montagna convive con le tracce profonde della storia. Le mura in cemento armato del forte raccontano ancora la Grande Guerra, le paure e i sacrifici di chi visse quei momenti drammatici. Camminando tra le postazioni e le trincee e osservando l’orizzonte, è impossibile non percepire il peso della memoria e di quelle esistenze sospese tra il dovere e la speranza.

    Per ogni postazione che vediamo, consideriamo un soldato che pensava alla propria casa, alla famiglia lontana, a una vita interrotta dalla guerra. Per noi quattro motociclisti, quella visita assume un significato particolare: alle memorie personali s’intrecciano quelle collettive, in un incontro tra passato e presente.


    Riflessioni sul viaggio

    Le emozioni di una semplice uscita estiva si arricchiscono di riflessioni più profonde: sulla pace, sul valore del ricordo e soprattutto sulla fortuna di poter attraversare oggi quei luoghi in libertà. Il meteo aveva cambiato il nostro programma, ma come spesso accade i percorsi inattesi si sono rivelati i più preziosi.

    Il meteo aveva cambiato il nostro programma.

    Perché ci sono giornate in cui la destinazione conta meno del viaggio, e altre in cui il viaggio conduce esattamente dove si aveva bisogno di arrivare.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

    FORTE CORBIN grazie per la splendida accoglienza!