C’è un momento, nella vita di ogni biker, in cui il ruggito del motore smette di essere un suono e diventa un linguaggio. È lo stesso momento in cui la strada cessa di essere asfalto e si trasforma in destino e fratellanza. Quel momento ha il nome di Cul’a Moy.
Il Tricolore Free Chapter non ha semplicemente organizzato un raduno: è come se avesse scritto un canto. Uno di quelli che non si leggono sulle pagine di un libro, ma sulle linee bianche che attraversano gli Appennini, tra il profumo dei boschi ed il respiro profondo delle montagne reggiane.
La partenza: Masone e l’inizio del viaggio
Masone è la nostra porta d’ingresso. Come nella selva oscura del Sommo Poeta, ciascuno giunge a Masone da una terra diversa, con chilometri cuciti sulle gomme e storie incise sulle proprie patch. Vari Free Chapter e Postulanti si ritrovano lì, accolti da immensi sorrisi e attorno a una piscina che, sotto il sole di luglio, sembra una moderna fonte battesimale.
Ma il richiamo è altrove. È nella strada. Perché è la strada che chiama i motociclisti.
Il reparto strada è pronto: ore 15.15 briefing per i partecipanti e poi allineamento: si parte. Un centinaio di chilometri tra andata e ritorno, ma le distanze, quando si guida con il cuore, si misurano in emozioni.
La SP98 ci accoglie come una dama antica, elegante e imprevedibile. Curve morbide e tornanti che sembrano disegnati dalla mano di un artista. Ogni piega è una poesia e ogni accelerazione una strofa.
Davanti a noi procede Maury. Non solo Director: per l’occasione è soprattutto Virgilio. Con la calma di chi conosce ogni metro d’asfalto e con l’autorevolezza di chi sa che guidare un gruppo significa portare con sé fiducia, responsabilità e fratellanza. Non indica semplicemente una direzione. Indica un cammino.
Alle sue spalle, impeccabile come una coorte romana, il reparto strada: preciso e disciplinato, e sotto la guida del suo Capitano trasforma decine di moto in un unico organismo vivente. È facile vedere il gruppo scorrere compatto, ma più difficile è comprendere il lavoro, l’attenzione e la dedizione che rendono possibile quella perfetta armonia. A loro va il merito di aver trasformato un viaggio in una sinfonia di motori.
La Pietra di Bismantova: La scalata delle anime
La meta ci osserva da lontano. La Pietra di Bismantova. Immobile da milioni di anni, è un enorme bastione di arenaria dalla forma di nave pronta a salpare sopra il mare degli Appennini. Dante la vide e la rese immortale nel IV Canto del Purgatorio, dove la sua imponenza diventa misura della fatica necessaria per elevarsi.
Ed è proprio lì che anche noi lasciamo le moto. Iniziamo a salire. Il sole scalda senza misericordia. Il sudore scende come una penitenza. Siamo anime penitenti, non per espiare colpe, ma per conquistare la bellezza. Ecco finalmente la vetta con le sue ricompense: il panorama e la bibita rinfrescante.
La SS63: Il Paradiso a due ruote
Ma ogni pellegrinaggio prevede un ritorno. Ed è proprio allora che il viaggio cambia volto. La SS63 diventa il nostro Paradiso.
Le curve si rincorrono leggere e perfette, mentre le lunghe gallerie ci accolgono come cattedrali di pietra. L’aria fresca che ci investe è una benedizione quasi divina. Il rumore dei motori rimbalza sulle pareti come un coro gregoriano dedicato alla libertà.
È impossibile spiegare a chi non guida una Harley Davidson cosa significhi attraversare quelle gallerie in un coro così totale. Ogni chilometro diventa pura felicità ed ogni accelerazione una dichiarazione d’amore alla motocicletta.
Gusto, Fuoco e Fratellanza
Poi le moto si fermano. Ma la magia continua.
L’aperitivo è un inno all’Emilia. Lo gnocco fritto arriva dorato, accompagnato da salumi che raccontano una terra generosa ed autentica. Attorno ai tavoli non ci sono semplici commensali. Le risate si mischiano ai brindisi e le storie percorrono il tavolo come hanno percorso le curve poche ore prima. La cena diventa il naturale proseguimento del viaggio.
Quando cala la sera, il fuoco inizia a danzare. Le fiamme ballano davanti agli occhi di bikers e ladies che, forse senza rendersene conto, continuano a fissarle con lo stesso stupore dei primi viaggiatori della storia.
Tra noi c’è anche un tatuatore. Ma nessun ago può imprimere sulla pelle ciò che quelle ore hanno già inciso nell’anima. Perché certi ricordi non hanno bisogno d’inchiostro: vivono nelle cicatrici invisibili del cuore.
L’onore dei Colori e l’Arrivederci
Dopo cena, arriva il momento più solenne. Le parole del Director Maury che ringrazia in modo autentico chi ha lavorato nell’ombra, chi ha creduto nell’evento, chi ha reso possibile affinchè tutto scorresse con naturalezza. In quelle parole c’è il senso più profondo del Free Chapter: custodire la fratellanza.
Infine due patchature. Due fratelli del Tricolore che ricevono i colori. Un gesto che dichiara un’appartenenza ed un onore.
Il mattino successivo le moto si riaccendono una dopo l’altra, riprendendo la via della propria regione. E allora sì, forse Dante aveva ragione. Ogni uomo attraversa il proprio Inferno, affronta il proprio Purgatorio e cerca il proprio Paradiso.
Noi lo abbiamo trovato tra le curve della SP98, sulla vetta della Pietra di Bismantova, nel fresco delle gallerie della SS63, davanti a un piatto di gnocco fritto, sotto un cielo estivo illuminato dalle stelle e dal riflesso cromato delle nostre motociclette.
I rombi si allontanano in direzioni diverse, ma nessuno parte davvero. Perché chi ha condiviso la strada non si lascia mai. Si dà soltanto appuntamento alla prossima curva.












