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  • RED HOT CHILI RUN: VERSO SUD, OLTRE L’ORIZZONTE. Ci sono motociclisti che…

    RED HOT CHILI RUN: VERSO SUD, OLTRE L’ORIZZONTE. Ci sono motociclisti che…

    RED HOT CHILI RUN: VERSO SUD, OLTRE L’ORIZZONTE

    Ci sono motociclisti che amano viaggiare. E poi ci sono quelli che della strada hanno fatto una parte della propria identità. Mauro appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. In rappresentanza di tutto il gruppo Antenore, è partito da Padova per raggiungere la Calabria e partecipare al principale evento organizzato dal Free Chapter Bad uncles: il “Red Hot Chili Run”.

    Un viaggio importante non solo per la distanza, ma soprattutto per lo spirito con cui è stato affrontato. Chi conosce Mauro sa bene che per lui i chilometri non sono mai stati un problema: ha spinto le proprie ruote fino ai confini del continente, da Capo Nord alle strade affascinanti dell’Armenia, con la naturalezza di chi considera il viaggio non una meta, ma uno stile di vita. Ma questa è un’altra storia.


    Il viaggio e le tappe

    Per raggiungere gli amici calabresi Mauro ha scelto di partire in sella a un semplice Sportster, affrontando il tragitto a piccole tappe e concedendosi il piacere di attraversare alcuni dei luoghi più suggestivi della penisola. Tra questi non è mancato il passaggio da Campo Imperatore, dove la vastità del paesaggio e il silenzio dell’altopiano ricordano a ogni motociclista perché vale sempre la pena mettersi in viaggio.


    Arrivo in Calabria e accoglienza

    L’arrivo in Calabria è stato all’altezza delle aspettative. Gli amici del Bad Uncles hanno accolto Mauro con il calore che da sempre contraddistingue il mondo dei bikers, ma anche con una certa incredulità: non capita tutti i giorni che qualcuno percorra l’Italia intera in sella a uno Sportster per partecipare a un evento di Chapter. La sua presenza è stata apprezzata e celebrata da tutti i partecipanti e, in modo esemplare, dai padroni di casa.


    Il Red Hot Chili Run: momenti salienti

    Il Red Hot Chili Run si è sviluppato in tre intense giornate all’insegna dell’amicizia, della condivisione e della passione che fa battere il cuore a due cilindri. Il venerdì sera ha rappresentato il primo momento di incontro ufficiale, con la cena a buffet presso l’hotel a quattro stelle che ha ospitato l’evento. Attorno ai tavoli imbanditi con specialità della tradizione locale si sono ritrovati bikers provenienti da diversi Free Chapter.

    Il sabato è stato il vero cuore pulsante della manifestazione. Il run ha condotto i partecipanti verso l’altopiano della Sila, tra panorami straordinari e strade capaci di regalare emozioni autentiche. Qui i motociclisti hanno vissuto un’esperienza particolare: un viaggio a bordo dello storico trenino della Sila, composto da vagoni originali degli anni Venti del secolo scorso.

    Giunti in un caratteristico paesino, i partecipanti sono stati accolti da una rappresentazione in costume d’epoca che simulava l’assalto al convoglio da parte di banditi, sotto gli occhi di gendarmi e ferrovieri impegnati a difendere il treno. Gli stessi attori si sono poi trasformati in cuochi e camerieri, servendo il pranzo conviviale che ha riunito tutti in un’atmosfera genuina e festosa.

    La serata di sabato ha poi regalato il momento più elegante e istituzionale dell’evento: la cena di gala nella cornice dell’hotel che ha ospitato il raduno, occasione per celebrare amicizie, incontri e chilometri percorsi. Non sono mancati i riconoscimenti ai partecipanti e il consueto scambio di cadeau tra i Chapter presenti, simbolo di rispetto reciproco e fratellanza motociclistica.

    la passione autentica non conosce distanze.

    Al termine del weekend, oltre ai ricordi e alle fotografie, è rimasta la conferma di ciò che tutti già sappiamo: Mauro ha portato in Calabria il nome del Gruppo Antenore con l’entusiasmo, la semplicità e lo spirito che da sempre lo contraddistinguono. Ha dimostrato che la vera essenza del motociclismo non si misura nei chilometri percorsi, ma nella capacità di trasformare ogni viaggio in una storia da raccontare.

    Perché la strada, quella vera, ce l’hai nel sangue.

    Complimenti Mauro! E un grazie immenso va agli amici del Free Chapter Bad uncles per aver fatto sentire a casa il nostro Mauro con un evento strepitoso.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

  • TRA CASTELLI E LEGGENDE: L’ANTENORE TRA ABISSI, FORTEZZE E PIOGGIA. Ci sono…

    TRA CASTELLI E LEGGENDE: L’ANTENORE TRA ABISSI, FORTEZZE E PIOGGIA. Ci sono…

    TRA CASTELLI E LEGGENDE: L’ANTENORE TRA ABISSI, FORTEZZE E PIOGGIA.

    Ci sono strade che si percorrono e strade che si vivono. E noi dell’Antenore lo sappiamo bene. L’uscita di domenica ci ha portati fino a Castel Thun ed è stata una di quelle giornate destinate a rimanere impresse nella memoria, fatta di paesaggi grandiosi, motori che cantano tra le montagne, storia antica e perfino qualche goccia di pioggia a suggellare il ritorno.

    Ci sono strade che si percorrono e strade che si vivono.

    La partenza e le strade delle Prealpi

    La partenza ci conduce subito verso una delle strade più affascinanti delle Prealpi vicentine: la SP 64 che da Arsiero ci porta a Tonezza del Cimone. Una strada che non concede distrazioni. Le curve si susseguono una dopo l’altra, disegnando il versante della montagna con una precisione quasi artistica. A sinistra si alternano pareti di roccia, mentre a destra improvvisi affacci sul vuoto.

    I precipizi ricordano la forza della natura, mentre le gallerie scavate nella montagna sembrano invitarci ad entrare nel cuore stesso della terra. Salendo di quota, l’aria si fa più fresca e il panorama si apre in tutta la sua magnificenza. Raggiunta Tonezza, la cavalcata prosegue lungo la SP 142, una strada dal carattere diverso ma altrettanto affascinante.

    Qui le curve si addolciscono e accompagnano il viaggio tra prati punteggiati di fiori, pascoli verdi e boschi silenziosi. Il passaggio accanto a Forte Cherle richiama alla mente le vicende della Grande Guerra, ma questo lo lasciamo per la prossima volta, mentre la strada continua a salire dolcemente verso Passo Sommo e Folgaria. È un tratto che invita alla contemplazione, dove il rombo delle moto si fonde armoniosamente con la quiete dell’altopiano.


    La SS350 e l’arrivo a Castel Thun

    Poi arriva la SS350, una delle grandi protagoniste della giornata. Attraversarla significa avere la sensazione di entrare nelle viscere delle montagne trentine. Curve, pareti rocciose e vallate profonde accompagnano il viaggio fino a uno dei punti più suggestivi dell’itinerario: il passaggio sotto l’imponente Castel Beseno, sentinella di pietra che domina la valle da secoli.

    Da lì la strada continua a scorrere veloce e spettacolare fino a Vigo di Ton, dove appare finalmente la meta della giornata: Castel Thun. Il castello emerge tra i vigneti della Val di Non come una visione d’altri tempi. Le sue mura possenti e le torri eleganti raccontano secoli di storia e di nobiltà.

    Ma prima della visita c’è il piacere della convivialità. Nel giardino del castello, all’ombra generosa degli alberi di noci, il pranzo assume il sapore delle cose semplici. I tavoli si riempiono di sorrisi e battute tra amici. Le moto parcheggiate poco lontano sembrano riposare anch’esse dopo le emozioni della salita, mentre il profumo dell’erba e la vista delle montagne completano un momento di perfetta serenità.


    Visita, leggende e ritorno

    L’ora dedicata alla visita di Castel Thun scorre veloce. Le sale perfettamente conservate ci trasportano in un’altra epoca. Le stanze arredate con mobili originali, le camere private e gli oggetti di vita quotidiana raccontano il prestigio della famiglia Thun. E come ogni castello che si rispetti, anche Castel Thun conserva il fascino delle sue leggende.

    Tra corridoi e saloni aleggia ancora il racconto della misteriosa “sposa assassina”, una figura che la tradizione popolare descrive avvolta da un alone oscuro e inquietante. Quando arriva il momento del ritorno, riprendiamo la strada con la soddisfazione di chi ha vissuto una giornata speciale.

    La mitica SS47 della Valsugana ci accoglie per l’ultima parte del viaggio. È una strada che molti motociclisti conoscono e amano, capace di regalare scorci magnifici tra le montagne. Come spesso accade nelle avventure più belle, non manca l’ultimo ingrediente: qualche chilometro di pioggia. Le nuvole si addensano, le visiere si punteggiano di gocce, l’asfalto cambia colore ed il vento fa sembrare le nostre Harley Davidson dei cavalli di ferro imbizzarriti.

    La pioggia diventa parte del racconto.

    Tre ore di moto all’andata e altrettante emozioni da riportare a casa. Curve, montagne, storia, amicizia e un pizzico di leggenda: sono questi gli ingredienti che rendono speciale ogni uscita dell’Antenore. Perché alla fine il vero viaggio non si misura in chilometri, ma nei ricordi che riesce a lasciare dentro ciascuno di noi.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 🥰

    Grazie a Simone per il contributo fotografico 😘

  • PORCHETTA, HARLEY DAVIDSON E CANZONI NELLA QUIETE RODIGINA. La campagna rodigina, in…

    PORCHETTA, HARLEY DAVIDSON E CANZONI NELLA QUIETE RODIGINA. La campagna rodigina, in…

    PORCHETTA, HARLEY DAVIDSON E CANZONI NELLA QUIETE RODIGINA

    La campagna rodigina, in certe domeniche d’estate, sembra respirare piano. Le strade scorrono dritte come pensieri antichi, tagliando campi di grano, fossi immobili e filari che il sole della Pianura Padana accende di riflessi dorati.

    È iniziato così il breve run che ci ha condotti verso l’Acacia Ranch: una scia di moto, amicizie e sorrisi che attraversa il cuore del Polesine come un piccolo fiume di libertà.


    La giornata e l’atmosfera

    Il caldo è quello autentico della pianura, denso e fermo, capace di piegare l’aria sopra l’asfalto. Eppure nessuno sembra quasi farci caso: quando il richiamo è quello dello stare insieme, della condivisione semplice e sincera, anche il sole più feroce diventa soltanto parte del viaggio.

    Ad attenderci, gli amici del Venexia 2.0 che hanno preparato molto più di una semplice giornata tra bikers. Hanno costruito, con abile maestria, un’atmosfera potente: un luogo dove il profumo della porchetta si mescola alla polvere leggera della campagna, dove il nitrito dei cavalli si alterna alle risate, e dove ogni tavolo sembra il prolungamento naturale di una vecchia amicizia.

    Siamo arrivati in oltre un centinaio. Nessuna grande pubblicità, nessun clamore organizzato: soltanto il passaparola, quello vero, quello che nasce dall’entusiasmo e dalla voglia genuina di ritrovarsi.


    Club, musica e festa

    Ci sono gli amici del New East Coast, del Romagna, dell’Urbe Scaligera, del Tricolore, del Borderlands e noi dell’Antenore, uniti da quella fratellanza silenziosa che il mondo biker conosce bene. Club diversi, free chapter differenti con storie diverse, ma con la stessa voglia di condividere una giornata fatta di motori, musica e umanità.

    E poi c’è il karaoke. Che, come accade sempre nelle serate migliori, diventa molto più di una gara: è il momento in cui le voci stonate si trasformano in cori, in cui le mani battono il tempo sui tavoli e noi tutti cantiamo abbracciati come fratelli e sorelle. Noi dell’Antenore ci portiamo a casa anche la medaglia del secondo posto nella gara di Karaoke.

    Nella luce calda della giornata, tra una birra alzata al cielo e le note che si disperdono sopra i campi, il ranch sembra quasi sospeso fuori dal tempo. La bellezza ruvida della campagna rodigina non ha bisogno di spettacoli per emozionare: basta attraversarla con gli amici giusti, con il cuore leggero e la voglia di condividere un pezzo di strada.


    Ringraziamenti

    Grazie a tutti gli amici presenti: Free Chapter New East Coast Romagna Bikers Group FC FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013 Free Chapter Borderlands Free Chapter Tricolore Reggio Emilia – Italy.

    Ed il grazie più grande va al gruppo del VENEXIA 2.0 Local Group: al Dirctor per aver organizzato un evento di tale portata, a chi ha presentato con naturale maestria il Karaoke che neanche Pippo Baudo ai tempi di Sanremo avrebbe potuto fare meglio, ed ai possenti portatori della lettiga della porchetta. Grazie anche all’Acacia Ranch per averci ben nutrito e sopportato nelle nostre bizzarre esibizioni canore.

    la certezza che, nonostante tutto, esistono ancora luoghi e persone capaci di farci sentire a casa.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

    Grazie a Flavio per il contributo fotografico 😘

  • LA MOTOBENEDIZIONE: QUANDO DIO PARLA IL LINGUAGGIO DEI BIKERS. La domenica dei…

    LA MOTOBENEDIZIONE: QUANDO DIO PARLA IL LINGUAGGIO DEI BIKERS. La domenica dei…

    LA MOTOBENEDIZIONE: QUANDO DIO PARLA IL LINGUAGGIO DEI BIKERS.

    La domenica dei biker comincia sempre presto. Quando il mondo dorme ancora e le città sembrano relitti silenziosi, c’è un popolo che accende il cuore girando una chiave nel blocchetto di una Harley. È un battito metallico, vivo, antico. Come se ogni motore custodisse dentro il respiro di chi lo guida.

    Domenica mattina il Veneto ci regala un sole meraviglioso. I fari tagliano la strada come lame gentili mentre il gruppo scivola verso sud, chilometro dopo chilometro, con quella fratellanza silenziosa che solo chi viaggia in moto conosce davvero. Nessuno ha bisogno di parlare. Basta guardarsi negli specchietti. Basta il cenno di un casco. Basta il rombo sincronizzato di decine di anime libere che attraversano le campagne verdi e rigogliose.


    La clubhouse e la tavola

    Poi arriva il Po. E attraversarlo, per chi viaggia verso l’Emilia-Romagna, non è soltanto cambiare regione. È come varcare una frontiera invisibile tra il quotidiano e qualcosa di più grande. Le Harley lo superano una ad una, e per un istante sembra quasi che anche il tempo rallenti per ascoltare quel corteo cromato. Dall’altra parte inizia un’altra musica.

    La campagna romagnola si apre sincera e profumata di terra e sole. Filari ordinati, casolari antichi, strade che sembrano nate apposta per essere percorse da una moto americana. E lì, nel cuore della campagna di Forlì, appare la clubhouse del Romagna Free Chapter. Un casolare.

    Ma non è solo quello. Perché certi posti hanno un’anima. E quella clubhouse ne ha una grande abbastanza da accogliere uomini e donne arrivati da ovunque per farli sentire immediatamente a casa. Free Chapter diversi, storie diverse, vite diverse, eppure uniti dalla stessa polvere sulla strada e dalla stessa libertà nel petto: il V. Picenum FC, Il Tricolore FC, il Sang Real FC, il New East Coast, il Venexia e noi dell’Antenore.

    La tavola, per i biker, è sacra quasi quanto la strada.

    L’accoglienza del Romagna FC non ha bisogno di cerimonie. È fatta di abbracci sinceri, pacche sulle spalle, sorrisi larghi e buon cibo. Roba vera. Roba che non si compra e non si insegna. E poi il profumo della cucina arriva già in cortile. Piatti abbondanti, vino versato con generosità.

    Qualcuno racconta un viaggio lontano, qualcun altro riceve le tanto desiderate patch, perché qui, in questo mondo, le patch non te le regala nessuno: vanno guadagnate. Sono chilometri, pioggia, fratellanza, notti lunghe e libertà vinta curva dopo curva.


    La benedizione di Don Filippo Cappelli

    Quando si sente pronunciare un nome che molti aspettano con il sorriso già negli occhi: Don Filippo Cappelli.

    E lui arriva senza teatralità, come arrivano gli uomini autentici. Con quel modo di stare in mezzo alla gente che non appartiene ai predicatori distanti, ma ai fratelli. Perché Don Filippo non parla ai biker come se fosse “altro” da noi. Parla come uno che conosce la strada. Uno che capisce il vento addosso, la solitudine di certi chilometri, il bisogno umano di sentirsi parte di qualcosa.

    Dopo aver mangiato con noi, gira tra le moto benedicendo caschi, serbatoi e mani consumate dal viaggio. E mentre lo fa, parla con quel linguaggio semplice e potente che arriva dritto all’anima. Nessuna frase costruita. Nessuna omelia lontana dalla vita vera. Solo parole sincere, sporche di umanità e luce. È il ponte perfetto tra terra e cielo.

    Ha il linguaggio della gente, il sorriso di chi sa ascoltare davvero, e quella capacità rara di guardarti negli occhi come se in quel momento non esistesse nessun altro. E poi il suo libro, con dediche personalizzate, scritte una ad una, senza fretta. Piccole benedizioni d’inchiostro che ognuno avrebbe portato via come un ricordo prezioso. Perché certe parole, quando nascono dal cuore, diventano compagne di viaggio.


    Ritorno e ringraziamenti

    Il sole poi lentamente si piega verso sera quando si fa ritorno alle proprie case e regioni. Uno dopo l’altro, con quel rombo finale che sembra quasi una preghiera collettiva. E mentre le Harley lasciano il casolare del Romagna FC per riprendere la strada verso casa, resta nell’aria qualcosa di difficile da raccontare. Non è soltanto felicità. Non è soltanto amicizia.

    È forse quella sensazione rara che capita poche volte nella vita: quando uomini liberi, moto, strada, pane condiviso e spiritualità si incontrano nello stesso preciso punto dell’universo, e per un giorno perfetto tutto sembra avere un senso.

    Grazie davvero al Romagna Bikers Group FC e a Don Filippo Cappelli!🥰

    E grazie agli altri FC presenti per l’adorabile compagnia: VENEXIA 2.0 Local Group; Free Chapter Tricolore Reggio Emilia – Italy; V Picenum Free Chapter; FREE CHAPTER SANG REAL Mantova-Italy; Free Chapter New East Coast 😘

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

  • CINQUE BIKERS SOTTO IL CIELO DEL PALLADIO. Cinque bikers. Cinque moto. Cinque…

    CINQUE BIKERS SOTTO IL CIELO DEL PALLADIO. Cinque bikers. Cinque moto. Cinque…

    Cinque bikers e un cambio di programma

    CINQUE BIKERS SOTTO IL CIELO DEL PALLADIO. Cinque bikers. Cinque moto. Cinque teste abbastanza dure da pensare che un bollettino meteo sia solo un’opinione. Domenica mattina partono con un piano preciso, ma come spesso accade, la realtà si mette di traverso: una rotta studiata, curve già immaginate, soste già raccontate ancora prima di viverle.

    Poi il cielo decide diversamente. Nuvole basse, pioggia annunciata, radar color porpora sopra i Colli Euganei. E allora via, tutto da rifare. Si accendono i motori e si rincorre il sole laddove sembra avere la meglio contro le nuvole nere.

    Si riconoscono nel momento in cui cambiano meta senza perdere entusiasmo: l’activity Federica tira fuori del cilindro, come un’abile prestigiatrice, l’idea vincente. Così quei cinque sognatori, con le tasche piene di sogni, run, benzina e ostinazione, girano il manubrio verso un’altra idea. Destinazione: Maser.

    Giù, lungo la statale del Santo, inseguendo squarci di luce tra campi e asfalto lucido. Dopo una breve sosta per l’aperitivo, superano Crocetta del Montello, tra la Marca trevigiana e le colline del Prosecco, e la strada cambia voce: più morbida, più elegante, quasi a preparare l’ingresso in uno dei luoghi più sorprendenti del Veneto.


    Villa Barbaro: il Palladio che addomestica il paesaggio

    I vigneti sono verdi, ancora acerbi, ma in autunno saranno pronti per le bollicine. E là, come un’apparizione geometrica in mezzo al verde, si mostra Villa Barbaro. I cinque l’hanno adocchiata da fuori innumerevoli volte quando sono passati di là in moto, ma ora c’è l’occasione di visitarla.

    Il Palladio, quando progettava, non costruiva semplicemente edifici: addomesticava il paesaggio. E dentro quella villa il genio incontra il teatro, perché gli affreschi di Paolo Veronese non decorano le pareti: le sfondano. Entrare in quelle sale significa attraversare un confine invisibile tra la realtà e il sogno rinascimentale.

    Perché certe bellezze non si guardano soltanto: ti attraversano.

    Le stanze respirano luce, armonia, illusioni prospettiche. Le figure dipinte sembrano vive: dame che osservano gli ospiti con ironica eleganza, paggi che sbucano da finte porte socchiuse, nobili assorti in conversazioni eterne. E poi quei cieli dipinti, spalancati sopra le teste come se il tetto non esistesse più.

    Fuori, il giardino è una dichiarazione d’amore alla classicità. I vialetti accompagnano lo sguardo tra geometrie perfette e prospettive studiate per dare pace all’anima.


    Osteria, ritorno e la pioggia che sa di libertà

    Poi, naturalmente, è arrivato il momento dell’osteria con l’idea del Road Captain Mauro. Perché ogni viaggio italiano degno di questo nome ha bisogno di tavole di legno, vino versato senza troppi discorsi e piatti che sanno di territorio. Le moto parcheggiate fuori come cavalli stanchi, le mani finalmente calde, le risate che aumentano a ogni bicchiere.

    I veri bikers non si misurano quando la strada è facile.

    In quei momenti si comprende che la meta non è mai davvero geografica: è stare bene insieme mentre il mondo cambia programma. E infatti il mondo, fuori, aveva continuato a preparare acqua. Il ritorno è un’altra storia: visiere rigate dalla pioggia, giacche che lentamente si arrendevano all’umidità, chilometri divorati sotto un cielo grigio e pesante.

    Ma nessuno si lamenta davvero, perché esiste una felicità particolare che appartiene solo a chi torna a casa bagnato dopo aver salvato una giornata che sembrava perduta. La pioggia cade. E no, non è Prosecco. Ma a modo suo, sapora comunque di libertà.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

  • IL PRIMO MAGGIO DELLE CURVE E DELLE VERTIGINI. C’è un momento, quando…

    IL PRIMO MAGGIO DELLE CURVE E DELLE VERTIGINI. C’è un momento, quando…

    Il primo maggio delle curve e delle vertigini

    C’è un momento, quando si sale in moto verso l’Altopiano di Asiago, in cui la pianura resta alle spalle come un pensiero lasciato a metà. Ed è lì che inizia il viaggio, non tanto nei chilometri ma nel ritmo del respiro, nel modo in cui le mani si stringono al manubrio e gli occhi cominciano a leggere la strada.

    La strada e il dialogo con l’asfalto

    La SP73 della Valbrenta è una di quelle strade che si devono affrontare: curve che si rincorrono e tornanti che sembrano disegnati da chi ha il gusto per le sfide. Non è solo guida: è un dialogo continuo tra il biker e l’asfalto. Nella tensione tra una piega ed un’accelerazione nasce una forma di libertà primitiva.

    È un dialogo continuo tra il biker e l’asfalto.


    Kaberlaba e la sfida dell’altezza

    Dopo la sosta in un’osteria d’altri tempi, dove la oste è una eccentrica biker, si arriva a Kaberlaba, teatro di epiche battaglie durante la Prima Guerra Mondiale. Ma oggi si parla d’altro: a Kaberlaba la prospettiva cambia. La seggiovia, sospesa tra cielo e terra, mette alla prova chi ha un rapporto complicato con l’altezza.

    C’è chi guarda fisso davanti, chi si aggrappa e chi ride per esorcizzare. Affrontare la paura non è eliminarla, ma è decidere di salire ugualmente, di restare seduti mentre il vuoto si apre sotto i piedi ed il panorama si allarga.

    Affrontare la paura non è eliminarla, ma è decidere di salire ugualmente, di restare seduti mentre il vuoto si apre sotto i piedi ed il panorama si allarga.


    Velocità, coraggio e giochi

    Poi c’è la velocità diversa del bob su rotaia: non ha il rombo di una Harley Davidson ma ha lo stesso richiamo. Si scende tra curve e rettilinei, con il vento in faccia e il cuore che batte. Frenare o spingere, controllo o abbandono: è un gioco ma anche un piccolo esercizio di coraggio.

    Questi intrepidi bikers si divertono come bambini.


    Sapori e ritorno

    La baita: profumo di legno e cibo locale — formaggi, salumi e piatti che raccontano la montagna meglio di qualsiasi guida. La giornata non può terminare senza il buon gelato al laghetto di Roana, dopo il quale si riparte verso casa.

    Un giro così non è solo un itinerario. È un percorso fatto di curve, pause, altezze e discese, di paure affrontate e piaceri semplici condivisi tra amici. È il ricordo che resta addosso, come l’odore della strada dopo una lunga giornata in moto, e che inevitabilmente spinge a ripartire.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)

    Grazie a Simone e Federica per il contributo fotografico! 😀

  • 25 APRILE: BUON 10° COMPLEANNO ATHESIS BEARS FC VERONA!C’è qualcosa di tribale…

    25 APRILE: BUON 10° COMPLEANNO ATHESIS BEARS FC VERONA!C’è qualcosa di tribale…

    Un compleanno che è una dichiarazione

    C’è qualcosa di tribale nei chilometri macinati insieme. Non è solo asfalto e non è solo rombo di motori: è appartenenza. E quando un Chapter compie dieci anni, non è un semplice compleanno, ma è una dichiarazione al mondo.

    Gli Athesis Bears di Verona lo hanno fatto così, come sanno fare i veri bikers: senza mezze misure. Quando l’aria è ancora fresca e profuma di promesse, il raduno prende vita: più di 150 anime su due ruote, arrivate da vicino e da lontano, fratelli e sorelle di strada che rispondono a un richiamo che non ha bisogno di parole.


    Il run tra i vigneti

    L’accoglienza è di quelle che scaldano il cuore prima ancora del motore: un unico tavolo imbandito di dolce e salato, sorrisi sinceri, caffè che sa di casa e di famiglia e bibite fresche che scorrono come le prime risate della giornata. Poi, al richiamo del Road Captain, si parte.

    Il run è poesia in movimento. Le moto si snodano tra i vigneti della Valpolicella, come un fiume d’acciaio e la libertà del 25 aprile. Le colline veronesi si aprono davanti agli occhi come un quadro dipinto per chi sa guardare davvero. In lontananza, i Lessini ci osservano silenziosi come antichi custodi di questa danza rombante. E poi, come un’apparizione, un castello che si staglia all’orizzonte, memoria di pietra, testimone di un passaggio che si è fatto storia.

    è appartenenza.


    Pranzo, parole e premiazioni

    Guidare lì, insieme, è qualcosa che non si spiega: si sente nello stomaco, nel petto, nel battito di quasi 200 bikers che si sincronizza con il motore. Il pranzo arriva come una carezza dopo la corsa. Immersi nella bellezza, quella vera, fatta di natura, amicizia e semplicità, si condivide tutto: il cibo, le storie, le strade percorse e quelle ancora da vivere.

    Non ci sono estranei nel mondo Free Chapter, ma solo bikers che ancora non si conoscevano. Ed eccolo il momento delle parole. Il director degli Athesis Bears prende la parola, e la voce tradisce l’emozione. Quel nodo alla gola colpisce un po’ tutti, perché dieci anni non sono solo tempo: sono sacrifici, sogni, chilometri sotto il sole e sotto la pioggia. Sono cadute e rialzate, sono strette di mano che diventano legami.

    Non ci sono estranei nel mondo Free Chapter, ma solo bikers che ancora non si conoscevano.


    Un gesto che resta

    Le premiazioni scorrono tra applausi e sorrisi, ma è la lotteria a chiudere il cerchio con un gesto che vale più di qualsiasi trofeo. Ricchi premi, sì, ma soprattutto un grande cuore: il ricavato prende la strada più bella, quella della beneficenza.

    Perché essere biker non è solo libertà, è anche responsabilità: è lasciare un segno che deve andare oltre la strada. E così si chiude questa giornata, ma non davvero. Perché certi eventi non finiscono quando si spengono i motori. Restano nell’aria, nella pelle, nei ricordi che diventano carburante per il prossimo viaggio. I dieci anni degli Athesis Bears non sono un traguardo: sono un punto di partenza, con il motore già acceso verso i prossimi compleanni.

    Grazie Free Chapter Athesis Bears per la calorosa accoglienza ed ancora Buon Compleanno!

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 😍

  • RUN DEL GLADIATORE_OPEN SEASON. C’è qualcosa di profondamente solenne e, allo stesso…

    RUN DEL GLADIATORE_OPEN SEASON. C’è qualcosa di profondamente solenne e, allo stesso…

    RUN DEL GLADIATORE_OPEN SEASON

    C’è qualcosa di profondamente solenne e, allo stesso tempo, selvaggio in un weekend vissuto così: tre giorni nella Capitale che non sono solo un viaggio, ma un rito. Il rito dell’Open Season che richiamo tutti i Free Chapter d’Italia a riunirsi. E’un rito di strada, di asfalto e pietra antica, di motori che pulsano come cuori e di storia che ti respira addosso a ogni curva.

    Roma si attraversa.

    Noi dell’Antenore, partiamo presto da Padova il venerdì mattina, consapevoli che Roma non si visita. Roma si attraversa. E noi l’abbiamo attraversata come si percorre un sogno: a occhi aperti e con il rombo nelle vene. L’accoglienza del venerdì pomeriggio è stata di quelle che non si dimenticano. Il free chapter locale DCCLIII a.C., padrone di casa che ha organizzato l’evento, ha orchestrato l’aperitivo come un preludio degno di un’opera epica: strette di mano sincere, abbracci che sanno di fratellanza vera, bicchieri che tintinnano sotto cieli già carichi di promesse e per noi dell’Antenore, sorrisi grandi pronti ad accoglierci, felici di conoscerci.


    La parata e il viaggio nella storia

    E poi la cena: un favoloso banchetto. Le voci che si intrecciano, le risate che rimbalzano tra tavoli e mura, il senso di appartenenza che cresce come una fiamma condivisa. E’già chiaro: non sarà un weekend qualsiasi. Il sabato ha il sapore dell’alba e della benzina. A piccoli gruppi, ci vengono a prendere alla struttura dove si alloggia per una parata che passa per l’EUR, tra linee razionali e geometrie che sembrano fatte apposta per incorniciare una carovana di anime libere.

    I motori si accendono uno dopo l’altro, come tamburi di guerra. Poi si parte. L’asfalto scorre sotto le ruote, ma è la storia che scorre dentro di noi. Il corteo si muove compatto, potente, quasi sacro, fino alle Terme di Caracalla. E lì, tra rovine che sfidano i millenni, si percepisce qualcosa di raro: la fusione tra passato e presente, tra ferro e marmo, tra uomini e mito.

    La visita guidata diventa un viaggio nel tempo: Colosseo, Fori Imperiali, Campidoglio, con nomi che non sono più solo capitoli di un libro, ma scenari vivi, respirati, conquistati passo dopo passo. Il pranzo a sacco, semplice e autentico, ha il gusto delle cose vere. Seduti dove la storia è stata scritta, con il sole che scalda le spalle e il casco appoggiato accanto, si capisce che la grandezza non sta nel lusso, ma nella condivisione.


    La notte del sabato: Villa Dino e la sfilata

    E poi arriva la notte del sabato. La cena di gala presso villa Dino. Eleganza e spirito libero che si incontrano senza scontrarsi mai. Prima, però, c’è il passaggio sull’Appia Antica e lì il tempo si spezza. Le ruote scorrono su pietre che hanno visto imperi nascere e cadere, e per un attimo sembra di non essere più solo bikers, ma parte di qualcosa di eterno, in sella alle nostre moderne e tuonanti bighe di ferro.

    La serata si accende tra luci, brindisi e quella tensione sottile che precede qualcosa di unico. E infatti arriva: la sfilata. Seria e goliardica, solenne e irriverente. Le divinità romane tornano a camminare tra noi, ma con un sorriso, con uno sguardo complice. Giove potrebbe offrirti da bere, Marte ridere di gusto, Venere incrociare lo sguardo di chi, per un attimo, dimentica tutto il resto. È teatro, è festa, è identità. È Roma “capoccia”, nella sua essenza più viva.


    Chiusura e ringraziamenti

    Tre giorni. Solo tre giorni. Eppure bastano per ricordare perché si parte, perché si guida, perché si vive così: con il vento addosso e la poesia dentro. E torniamo tutti alle nostre regioni con un “friccico ner core”.

    con il vento addosso e la poesia dentro.

    Grazie Dccliii a.C. Free Chapter Roma- Italy : siete stai EPICI! Non ho dubbi che il grande poeta latino Virgilio avrebbe composto un poema epico su di voi se avesse partecipato al Run del Gladiatore.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 🥰

    Grazie a Flavio e Simone per il contributo fotografico 😘

  • DOVE LA STRADA SI FA ANIMA: PASQUETTA SUL DELTA DEL PO. C’è…

    DOVE LA STRADA SI FA ANIMA: PASQUETTA SUL DELTA DEL PO. C’è…

    DOVE LA STRADA SI FA ANIMA: PASQUETTA SUL DELTA DEL PO.

    C’è un momento, il giorno di Pasquetta, in cui il rombo di una Harley Davidson può diventare respiro. Un gruppo di harleysti HOG si raduna di buon mattino per avanzare verso il Delta del Po. Scaldiamo i motori, le marmitte si svegliano scoppiettanti, ed inizia il run, lento, quasi in punta di ruote, tra strade di campagna sottili come fili tracciati a mano nella pianura.

    L’asfalto è vissuto, i bordi sono irregolari, c’è qualche crepa che racconta stagioni passate, ma le curve sono dolci, mai arroganti, ci accompagnano invece di sfidare. Il sole è tiepido mentre attraversiamo piccoli paesi, raccolti attorno a un campanile. Le case sono basse dai colori sbiaditi, alcune persiane sono socchiuse e le biciclette sono appoggiate ai muri.

    Le piazze sono silenziose, i bar sono popolati con pochi avventori, e ogni passaggio delle nostre moto è un’eco che rimbalza tra i vicoli stretti. Le strade si allungano tra canali lenti e argini erbosi, dove l’acqua riflette il cielo e i pensieri si fanno leggeri. Ai lati, i campi aperti sono tappeti briosi di fiori gialli in un mosaico semplice e perfetto che sa di primavera vera.


    La natura del Delta e i fenicotteri

    E noi, in sella alle nostre Harley Davidson, scivoliamo calmi tra le strade strette del Delta del Po, con le curve morbide come pensieri leggeri e l’asfalto che invita a respirare piano. Qui non si corre: si ascolta il vento, l’acqua e la vita che rinasce.

    La primavera esplode senza chiedere permesso, e ogni curva è un invito a restare, non ad arrivare.

    E poi, finalmente vediamo loro, i padroni di queste valli, i fenicotteri rosa, eleganti e surreali, immobili e leggeri come ballerine in tutù, custodi silenziosi di un equilibrio fragile e perfetto. Anche noi bikers rallentiamo, quasi in segno di rispetto.


    Porto Levante: aperitivo e brezza

    Il viaggio si spezza a Porto Levante per l’aperitivo di metà mattinata. Qui la strada incontra l’acqua, in un abbraccio perfetto. Il viaggio rallenta ancora, quasi si scioglie. La risacca accarezza piano le rive, le barche ormeggiate oscillano come pensieri sottili, ed il sole gioca sul pelo dell’acqua disegnando riflessi d’argento e schegge di luce che sembrano inseguire il tempo senza mai fermarlo.

    Ci togliamo i guanti, brindiamo con un aperitivo semplice, incontriamo con piacevole sorpresa qualche amico e respiriamo salsedine e libertà, con gli occhi persi tra cielo e mare.


    Pranzo, amicizia e chiusura a Dolo

    Il pranzo è una succulenta piadina calda, una birra fresca, e le immancabili risate. Niente tavole particolarmente apparecchiate, ma solo libertà e amicizia condivise e mani unte di felicità. E più tardi, a Dolo, un gelato succulento chiuderà il cerchio, dolce come questa strada che non porta via, ma che ci resta dentro.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

    Grazie a Flavio e Simone per il super contributo fotografico.😘

  • SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA E SIRMIONE: TRA L’ECO DEL RISORGIMENTO ED IL…

    SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA E SIRMIONE: TRA L’ECO DEL RISORGIMENTO ED IL…

    SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA E SIRMIONE: TRA L’ECO DEL RISORGIMENTO ED IL PORTO DEI BIKERS.

    La nostra domenica si accende con il rombo sommesso dei motori e la promessa di asfalto infinito. L’aria è fresca in autostrada fino a Sommacampagna in provincia di Verona. Ma quando percorriamo la statale tra Verona e Mantova, la strada si srotola come un nastro vissuto, fatto di curve morbide e rettilinei che invitano a respirare a pieni polmoni.

    I vigneti ci scorrono ai lati, ordinati e silenziosi, mentre la primavera esplode in colori che nemmeno il casco riesce a filtrare. Le colline ci accolgono con pieghe eleganti, in un dialogo continuo tra l’istinto ed il controllo. Ogni curva è una scelta, ogni accelerazione segna un battito in più.


    San Martino della Battaglia: memoria del Risorgimento

    La sosta a San Martino della Battaglia impone rispetto: i motori si spengono, e resta solo il peso della storia. Davanti al memoriale sul Risorgimento italiano, il rombo lascia spazio al silenzio, e il viaggio si fa memoria, radice e appartenenza.

    Qui il Risorgimento non è parola lontana, ma un’eco viva: sacrificio, coraggio, identità forgiata nel fuoco delle battaglie.

    E davanti a quel memoriale, sentiamo il peso e l’orgoglio di chi ha scritto l’Italia con il sangue e la volontà. Noi, viaggiatori d’asfalto, lo visitiamo quasi in silenzio, consapevoli che ogni strada libera nasce proprio da quelle lotte.


    Sirmione: riflessi, castello e viaggio di ritorno

    Poi di nuovo in sella, verso il lago di Garda che oggi, particolarmente agitato, ci sta chiamando. Sirmione ci accoglie con la luce che danza sull’acqua, riflessi che sembrano fatti apposta per chi arriva dopo chilometri di vento. Il suo castello che si erge fiero, sentinella del Garda e custode di secoli.

    “la perla delle isole e delle penisole”.

    Il poeta latino Catullo rende Sirmione immortale nella letteratura. Come per lui, anche per noi bikers è un po’ come il luogo del ritorno e della pace dopo il viaggio. Il pranzo è condivisione e risate, così come la passeggiata lungolago e la sosta per il gelato.

    Ci attende così il viaggio di ritorno a casa che ha un sapore diverso, più profondo. I filari di cipressi ci scorrono accanto, solenni e silenziosi, come guardiani antichi del nostro passaggio. Le vigne, ancora immerse nella luce morbida del pomeriggio, respirano lente, mentre il sole accarezza l’asfalto e lo tinge d’oro.

    Essere biker non è solo viaggiare: è appartenere a ogni chilometro percorso, è trovare poesia nell’asfalto ed in ogni luogo attraversato. E la domenica, così, diventa leggenda.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)🥰

    Grazie a Simone e Flavio per il contributo fotografico😍