7 Harley tra roccia e cielo: la strada, nient’altro.
C’è un modo semplice per misurare la felicità di noi motociclisti: contare le curve. Domenica lasciamo da parte i monumenti, le fotografie scattate e le mete da spuntare su una lista. Solo strada. Strada vera: asfalto che sale e scende, montagne che si avvicinano, boschi che si chiudono ai lati e il rumore regolare dei motori che accompagna ogni chilometro.
Solo strada.
Il percorso tra boschi e tornanti
La domenica di sette harleysti del gruppo Antenore è stata esattamente questo: una fuga dal caldo soffocante della pianura alla ricerca del fresco delle Prealpi Bellunesi. Da Vas e Mel la strada inizia a cambiare volto. Il verde diventa più intenso, la roccia compare tra gli alberi e le curve cominciano a susseguirsi con quel ritmo che ogni motociclista conosce e apprezza.
Si attraversa Longarone, inevitabile il passaggio davanti alla diga del Vajont, presenza silenziosa che continua a raccontare una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Ma anche qui, senza fermarsi troppo: il richiamo della strada è fortissimo.
Si prosegue verso Auronzo di Cadore e poi lungo la SP532, una delle strade che sembrano disegnate apposta per chi ama guidare. Curve ampie, panorami che si aprono all’improvviso, aria fresca che entra sotto il casco, boschi verdi e 15 tornanti di adrenalina. Al Passo Sant’Antonio (1.476 metri) la temperatura cambia davvero: il caldo della pianura è un ricordo lontano. Ora dobbiamo solo soddisfare l’appetito alimentato da tanti tornanti.
La discesa verso Padola è un altro regalo della montagna: ancora curve, ancora boschi, ancora quel piacere semplice che nasce dal lasciar scorrere la moto tra i tornanti. A Padola arriva la pausa pranzo: un ottimo panino, qualche battuta tra amici e la soddisfazione di chi sa di essere nel posto giusto al momento giusto.
Ritorno, caldo e il senso del run
Nel pomeriggio il meteo pare minacciare pioggia, per cui si cambiano un po’ i piani. Si riparte lungo la SS52 che offre ancora ciò che il gruppo è venuto a cercare: strada. Tornanti e gallerie, chilometri che scorrono senza fretta ma senza soste inutili. È uno di quei percorsi in cui la destinazione conta poco: conta il viaggio, il susseguirsi delle pieghe, il paesaggio che cambia dietro ogni curva e gli spuntoni di roccia che ogni tanto fanno capolino nel cielo azzurro.
Quando finalmente si scende verso Vittorio Veneto, la montagna resta alle spalle e la pianura torna a reclamare il suo spazio. La città appare quasi deserta, immobile sotto la calura del pomeriggio. La sosta per un gelato e una bottiglia d’acqua fresca diventa quasi una necessità più che un piacere. Ed è proprio lì che si percepisce il vero protagonista della giornata: lo sbalzo termico. In poche ore si passa dall’aria fresca e piacevole dei passi dolomitici al caldo pesante e opprimente della pianura.
Alla fine non ci sono monumenti da raccontare né luoghi da mettere in evidenza. C’è qualcosa di più semplice e forse più autentico: sette Harley, qualche centinaio di chilometri, una giornata tra amici, una lunga sequenza di strade bellissime ed una GoPro dimenticata accesa lungo la strada.
Ma il run non finisce con l’ultimo chilometro percorso. Come spesso accade, la destinazione finale è il luogo da cui tutto parte: il giardino di casa, quello che scherzosamente chiamiamo “club house”. Le moto si spengono, i caschi si appoggiano ed il racconto della giornata continua tra risate, commenti sulle strade percorse e qualche inevitabile presa in giro. Ad aspettarci ci sono anche gli amici che oggi non sono saliti in sella. Perché un gruppo non è fatto soltanto da chi parte, ma anche da chi c’è al ritorno.
Sono le persone con cui li condividi.
Così, davanti a una pizza condivisa sotto il cielo stellato, il caldo della pianura diventa più sopportabile. È in momenti come questi che si capisce il vero significato di un run: non solo i chilometri, non solo le curve, non solo le montagne. E la certezza che, da qualche parte, c’è già una prossima strada che aspetta di essere percorsa insieme.
Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)


























































