LA VORAGINE DELLO SCIASON: 4 HARLEY SULLE TRACCE DEL GHIACCIO ETERNO. Quando…

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LA VORAGINE DELLO SCIASON: 4 HARLEY SULLE TRACCE DEL GHIACCIO ETERNO

Quando la pianura diventa una fornace e l’asfalto sembra sciogliersi sotto le ruote, non resta che volgere lo sguardo verso la montagna. È quello che hanno fatto quattro amici harleysti dell’Antenore che, con un occhio al meteo e uno alla voglia di macinare chilometri, hanno deciso di cercare un po’ di refrigerio sull’Altopiano dei Sette Comuni.


Il viaggio e la voragine dello Sieson

La giornata inizia con il rombo inconfondibile delle nostre roventi Harley-Davidson che si allontanano dalla calura cittadina per affrontare strade statali, curve e tornanti che, chilometro dopo chilometro, regalano panorami sempre più suggestivi. L’aria si fa via via più fresca e il verde dei boschi accompagna il viaggio fino al Rifugio Campolongo, 1600 metri di altezza, punto di partenza di un’escursione tanto affascinante quanto insolita.

L’obiettivo è la voragine dello Sieson, conosciuta anche come Sciason, una cavità naturale che rappresenta uno dei fenomeni più curiosi dell’Altopiano. Si racconta che sul fondo della profonda dolina, il ghiaccio rimanga padrone del territorio durante tutto l’arco dell’anno, resistendo anche alle estati più torride.

Un piccolo miracolo della natura


Imprevisti sul sentiero e ricompense al rifugio

Per i più allenati, il sentiero prosegue fino a Forte Campolongo, una delle storiche fortificazioni della Grande Guerra. Anche noi quattro biker decidiamo di tentare l’impresa, ma la montagna, ogni tanto, ama mettere alla prova chi la percorre. Una deviazione sbagliata, un segnavia perso di vista e ci si ritrova immersi nel bosco, lontano dal percorso previsto e terribilmente in salita.

Qualche momento di incertezza, un po’ di fatica in più e parecchi metri percorsi tra alberi e sottobosco, ma senza perdere il buonumore e lo spirito di squadra. Siamo già pronti a cibarci di muschio ma con pazienza e determinazione riusciamo a ritrovare il sentiero e a fare ritorno al Rifugio Campolongo, dove ci attende la ricompensa più gradita: un pranzo genuino, capace di restituire energie e sorriso dopo la piccola disavventura.


Rientro, gelato e riflessioni

Nel pomeriggio il cielo cambia volto. L’azzurro del cielo lascia spazio all’incombere di nubi che iniziano ad addensarsi minacciose sulle montagne, consigliando un rientro anticipato. Noi quattro centauri risaliamo in sella e, attraversando ancora una volta le strade dell’Altopiano, puntiamo verso Bassano del Grappa.

Qui, prima del definitivo ritorno a casa, c’è il tempo per una sosta irrinunciabile: un fresco gelato gustato passeggiando sul Ponte degli Alpini proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziano a cadere copiose sul finire della giornata.

Perché andare in moto significa anche questo: seguire il richiamo della strada, lasciarsi sorprendere dalla natura, affrontare gli imprevisti con il sorriso e tornare a casa con qualche chilometro in più sul contachilometri, ma soprattutto con un bagaglio di ricordi destinati a durare molto più a lungo di una giornata d’estate.

È in quei momenti che ogni viaggio diventa una storia da raccontare e ogni ritorno porta con sé il desiderio di ripartire, ancora una volta, inseguendo l’orizzonte.

Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 😉

Grazie a Nando ed a Simone per il contributo fotografico