CINQUE BIKERS SOTTO IL CIELO DEL PALLADIO. Cinque bikers. Cinque moto. Cinque…

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Cinque bikers e un cambio di programma

CINQUE BIKERS SOTTO IL CIELO DEL PALLADIO. Cinque bikers. Cinque moto. Cinque teste abbastanza dure da pensare che un bollettino meteo sia solo un’opinione. Domenica mattina partono con un piano preciso, ma come spesso accade, la realtà si mette di traverso: una rotta studiata, curve già immaginate, soste già raccontate ancora prima di viverle.

Poi il cielo decide diversamente. Nuvole basse, pioggia annunciata, radar color porpora sopra i Colli Euganei. E allora via, tutto da rifare. Si accendono i motori e si rincorre il sole laddove sembra avere la meglio contro le nuvole nere.

Si riconoscono nel momento in cui cambiano meta senza perdere entusiasmo: l’activity Federica tira fuori del cilindro, come un’abile prestigiatrice, l’idea vincente. Così quei cinque sognatori, con le tasche piene di sogni, run, benzina e ostinazione, girano il manubrio verso un’altra idea. Destinazione: Maser.

Giù, lungo la statale del Santo, inseguendo squarci di luce tra campi e asfalto lucido. Dopo una breve sosta per l’aperitivo, superano Crocetta del Montello, tra la Marca trevigiana e le colline del Prosecco, e la strada cambia voce: più morbida, più elegante, quasi a preparare l’ingresso in uno dei luoghi più sorprendenti del Veneto.


Villa Barbaro: il Palladio che addomestica il paesaggio

I vigneti sono verdi, ancora acerbi, ma in autunno saranno pronti per le bollicine. E là, come un’apparizione geometrica in mezzo al verde, si mostra Villa Barbaro. I cinque l’hanno adocchiata da fuori innumerevoli volte quando sono passati di là in moto, ma ora c’è l’occasione di visitarla.

Il Palladio, quando progettava, non costruiva semplicemente edifici: addomesticava il paesaggio. E dentro quella villa il genio incontra il teatro, perché gli affreschi di Paolo Veronese non decorano le pareti: le sfondano. Entrare in quelle sale significa attraversare un confine invisibile tra la realtà e il sogno rinascimentale.

Perché certe bellezze non si guardano soltanto: ti attraversano.

Le stanze respirano luce, armonia, illusioni prospettiche. Le figure dipinte sembrano vive: dame che osservano gli ospiti con ironica eleganza, paggi che sbucano da finte porte socchiuse, nobili assorti in conversazioni eterne. E poi quei cieli dipinti, spalancati sopra le teste come se il tetto non esistesse più.

Fuori, il giardino è una dichiarazione d’amore alla classicità. I vialetti accompagnano lo sguardo tra geometrie perfette e prospettive studiate per dare pace all’anima.


Osteria, ritorno e la pioggia che sa di libertà

Poi, naturalmente, è arrivato il momento dell’osteria con l’idea del Road Captain Mauro. Perché ogni viaggio italiano degno di questo nome ha bisogno di tavole di legno, vino versato senza troppi discorsi e piatti che sanno di territorio. Le moto parcheggiate fuori come cavalli stanchi, le mani finalmente calde, le risate che aumentano a ogni bicchiere.

I veri bikers non si misurano quando la strada è facile.

In quei momenti si comprende che la meta non è mai davvero geografica: è stare bene insieme mentre il mondo cambia programma. E infatti il mondo, fuori, aveva continuato a preparare acqua. Il ritorno è un’altra storia: visiere rigate dalla pioggia, giacche che lentamente si arrendevano all’umidità, chilometri divorati sotto un cielo grigio e pesante.

Ma nessuno si lamenta davvero, perché esiste una felicità particolare che appartiene solo a chi torna a casa bagnato dopo aver salvato una giornata che sembrava perduta. La pioggia cade. E no, non è Prosecco. Ma a modo suo, sapora comunque di libertà.

Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)