Ci sono domeniche che hanno il profumo del caffè appena fatto e del sonno che ancora indugia negli occhi. E poi ci sono quelle domeniche in cui, prima ancora che il sole decida da che parte guardare, qualcuno ha già acceso le manopole riscaldate delle Harley e messo in moto i sogni. Quella appena passata è una di quelle. L’aria del mattino pizzica il viso, ma è sufficiente infilare le mani nei guanti lunghi ed accendere le manopole calde per capire che non è una domenica qualunque. Le moto escono dai garage una dopo l’altra, come cavalli impazienti di ritrovare la strada, e la strada ha già una destinazione: Lazise, al Lago di Garda. Ma, a dire il vero, non stiamo andando semplicemente verso un lago. Stiamo andando verso un posto dove, per qualche ora, è ancora possibile credere che l’America sia davvero dietro la curva successiva, dove le highway non hanno fine, dove il rombo di un bicilindrico può diventare una colonna sonora e dove un gilet di pelle può contenere pezzi interi di vita. Il ritrovo è al McDonald’s di Peschiera: noi dell’Antenore di Padova, l’Urbe Scaligera FC di Brescia e L’Athesis Bears FC di Verona. E lì, quasi come in una di quelle storie in cui i personaggi arrivano da direzioni diverse ma sanno già di appartenere alla stessa avventura, s’incontrano i tre gruppi di harleysti. Tre strade. Tre compagnie. Un solo sogno, quello americano dei motel con l’insegna al neon e delle Route 66 immaginate anche quando sotto le ruote c’è l’asfalto italiano. Qualche direttiva sulla strada e poi si parte tutti insieme in una colonna ordinata.

In fila, con i motori che raccontano storie diverse e lo stesso desiderio di libertà.

La destinazione è Movieland, perché quella domenica è dedicata ai sogni, ai film, all’America e a tutto ciò che ci ricorda che la fantasia, qualche volta, non è una cosa da bambini. L’accordo è semplice e bellissimo nella sua follia: noi regaliamo la nostra parata dentro Movieland e, in cambio, il parco ci regala l’ingresso.

Appena entrati succede la magia: gli harleysti, quelli che fuori dal parco hanno negli occhi migliaia di chilometri e nelle mani la sicurezza di chi conosce la strada, smettono improvvisamente di essere adulti. Ci sono bambini ovunque: bambini con i capelli bianchi, bambini con la barba, bambini con anni di esperienza sulle spalle e ancora quella luce negli occhi davanti a un’attrazione, a un personaggio, a una scena da film. E forse è proprio questo il segreto: non è importante quanti anni abbiamo. Importa quanta meraviglia siamo ancora capaci di provare. Peter Pan lo sa bene. Sa che crescere è inevitabile, ma diventare adulti dentro è una scelta. E domenica nessuno sembra averla fatta. La parata in uscita avrebbe dovuto accompagnarci fuori dal parco alle ore 16 e riportarci lentamente alle case, alle responsabilità ed alle sveglie del lunedì. Ma qualcosa non funziona. O, forse, funziona perfettamente. La parata viene posticipata. Nessuno ha voglia di tornare. Nessuno vuole riconsegnare il biglietto all’infanzia. E allora ancora un giro, ancora una risata, ancora un momento insieme. Perché ci sono giornate nelle quali l’orologio dovrebbe semplicemente smettere di funzionare. Poi, inevitabilmente, il film arriva ai titoli di coda ed arriva il momento di ripartire. Le Harley ricominciano a ruggire e la strada verso casa ci accoglie mentre il giorno si spegne lentamente. Il cielo è ormai scuro. Le luci delle moto tagliano la sera e dietro di noi rimane il rumore, le risate, le fotografie e quella strana sensazione che certe giornate non finiscano davvero quando si torna a casa. E proprio quando sembra che la magia sia ormai terminata, ecco l’ultimo colpo di scena: il cielo decide di concederci un ultimo effetto speciale. Una luna enorme, tinta di rosa, compare sopra i monti Lessini. Sembra quasi che qualcuno, lassù, abbia acceso un riflettore per accompagnarci fino all’ultimo chilometro. E allora ho pensato che forse Peter Pan non vive a Neverland. Forse vive in certe domeniche, in tre gruppi di harleysti che diventano uno solo. Vive in chi ha il coraggio di giocare ancora ed in chi, arrivato davanti alla porta di casa, spegne il motore ma non spegne il sogno. E forse è proprio questo che significa essere un po’ Peter Pan: sapere che la strada verso casa esiste, ma scegliere, ogni tanto, di fare una deviazione verso l’Isola che non c’è.

Grazie con tutto il cuore agli amici del FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013 e Free Chapter Athesis Bears per averci invitato ed aver condiviso con noi questa domenica unica nel suo genere.
Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 🥰
Grazie a Federica e Flavio per il contributo fotografico 😘


















































































