Autore: valeria

  • MOVIELAND: LA DOMENICA IN CUI NESSUNO VOLLE CRESCERE.

    MOVIELAND: LA DOMENICA IN CUI NESSUNO VOLLE CRESCERE.

    Ci sono domeniche che hanno il profumo del caffè appena fatto e del sonno che ancora indugia negli occhi. E poi ci sono quelle domeniche in cui, prima ancora che il sole decida da che parte guardare, qualcuno ha già acceso le manopole riscaldate delle Harley e messo in moto i sogni. Quella appena passata è una di quelle. L’aria del mattino pizzica il viso, ma è sufficiente infilare le mani nei guanti lunghi ed accendere le manopole calde per capire che non è una domenica qualunque. Le moto escono dai garage una dopo l’altra, come cavalli impazienti di ritrovare la strada, e la strada ha già una destinazione: Lazise, al Lago di Garda. Ma, a dire il vero, non stiamo andando semplicemente verso un lago. Stiamo andando verso un posto dove, per qualche ora, è ancora possibile credere che l’America sia davvero dietro la curva successiva, dove le highway non hanno fine, dove il rombo di un bicilindrico può diventare una colonna sonora e dove un gilet di pelle può contenere pezzi interi di vita. Il ritrovo è al McDonald’s di Peschiera: noi dell’Antenore di Padova, l’Urbe Scaligera FC di Brescia e L’Athesis Bears FC di Verona. E lì, quasi come in una di quelle storie in cui i personaggi arrivano da direzioni diverse ma sanno già di appartenere alla stessa avventura, s’incontrano i tre gruppi di harleysti. Tre strade. Tre compagnie. Un solo sogno, quello americano dei motel con l’insegna al neon e delle Route 66 immaginate anche quando sotto le ruote c’è l’asfalto italiano. Qualche direttiva sulla strada e poi si parte tutti insieme in una colonna ordinata.

    In fila, con i motori che raccontano storie diverse e lo stesso desiderio di libertà.

    La destinazione è Movieland, perché quella domenica è dedicata ai sogni, ai film, all’America e a tutto ciò che ci ricorda che la fantasia, qualche volta, non è una cosa da bambini. L’accordo è semplice e bellissimo nella sua follia: noi regaliamo la nostra parata dentro Movieland e, in cambio, il parco ci regala l’ingresso.

    Appena entrati succede la magia: gli harleysti, quelli che fuori dal parco hanno negli occhi migliaia di chilometri e nelle mani la sicurezza di chi conosce la strada, smettono improvvisamente di essere adulti. Ci sono bambini ovunque: bambini con i capelli bianchi, bambini con la barba, bambini con anni di esperienza sulle spalle e ancora quella luce negli occhi davanti a un’attrazione, a un personaggio, a una scena da film. E forse è proprio questo il segreto: non è importante quanti anni abbiamo. Importa quanta meraviglia siamo ancora capaci di provare. Peter Pan lo sa bene. Sa che crescere è inevitabile, ma diventare adulti dentro è una scelta. E domenica nessuno sembra averla fatta. La parata in uscita avrebbe dovuto accompagnarci fuori dal parco alle ore 16 e riportarci lentamente alle case, alle responsabilità ed alle sveglie del lunedì. Ma qualcosa non funziona. O, forse, funziona perfettamente. La parata viene posticipata. Nessuno ha voglia di tornare. Nessuno vuole riconsegnare il biglietto all’infanzia. E allora ancora un giro, ancora una risata, ancora un momento insieme. Perché ci sono giornate nelle quali l’orologio dovrebbe semplicemente smettere di funzionare. Poi, inevitabilmente, il film arriva ai titoli di coda ed arriva il momento di ripartire. Le Harley ricominciano a ruggire e la strada verso casa ci accoglie mentre il giorno si spegne lentamente. Il cielo è ormai scuro. Le luci delle moto tagliano la sera e dietro di noi rimane il rumore, le risate, le fotografie e quella strana sensazione che certe giornate non finiscano davvero quando si torna a casa. E proprio quando sembra che la magia sia ormai terminata, ecco l’ultimo colpo di scena: il cielo decide di concederci un ultimo effetto speciale. Una luna enorme, tinta di rosa, compare sopra i monti Lessini. Sembra quasi che qualcuno, lassù, abbia acceso un riflettore per accompagnarci fino all’ultimo chilometro. E allora ho pensato che forse Peter Pan non vive a Neverland. Forse vive in certe domeniche, in tre gruppi di harleysti che diventano uno solo. Vive in chi ha il coraggio di giocare ancora ed in chi, arrivato davanti alla porta di casa, spegne il motore ma non spegne il sogno. E forse è proprio questo che significa essere un po’ Peter Pan: sapere che la strada verso casa esiste, ma scegliere, ogni tanto, di fare una deviazione verso l’Isola che non c’è.

    Grazie con tutto il cuore agli amici del FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013 e Free Chapter Athesis Bears per averci invitato ed aver condiviso con noi questa domenica unica nel suo genere.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 🥰

    Grazie a Federica e Flavio per il contributo fotografico 😘

  • CORSO DI GUIDA. INSIEME SU STRADE DI TERRA, ORIZZONTI D’ACQUA.

    CORSO DI GUIDA. INSIEME SU STRADE DI TERRA, ORIZZONTI D’ACQUA.

    Andare in moto è passione, ma la passione più bella è quella che si vive con consapevolezza. È questo il senso del corso di guida di ieri a Casale sul Sile: imparare a leggere la strada, conoscere i propri limiti, rispettare quelli degli altri e trasformare la sicurezza in parte naturale del nostro modo di andare in moto.

    Perché quando si viaggia in gruppo, ogni gesto conta. Ogni segnale conta. Tutto deve essere un unico battito bicilindrico. Una frenata, una distanza, una curva affrontata con il giusto ritmo. Significa guardarsi, aspettarsi, condividere la strada e sapere che l’obiettivo non è arrivare prima, ma arrivare insieme.

    Tutto deve essere un unico battito bicilindrico.

    E per questo ringraziamo il Director del Sang Real Free Chapter Mantova-Italy Luca Negrini ed il suo Road Captain per la pazienza e la passione con cui ci hanno tenuto lezione.


    Il viaggio e i paesaggi

    E poi c’è il viaggio. Un piccolo run, per noi dell’Antenore Bikers Group, che da Padova ci porta nel cuore del trevigiano, tra paesi, campanili, case e campagne che scorrono ai lati della strada. Un Veneto tranquillo, fatto di filari, corsi d’acqua e strade che sembrano invitare a rallentare lo sguardo.

    Dopo il corso di guida, a noi si uniscono gli amici del Free Chapter East Coast e del Venexia 2.0, per un altro breve run dove il paesaggio cambia. Dal trevigiano entriamo nel veneziano e la strada ci accompagna verso il mare: Jesolo, Cavallino-Treporti, ed infine Punta Sabbioni.

    L’aria profuma di laguna e di mare quando davanti a noi, ci appare Venezia. Prima lontana, sospesa sull’acqua, poi sempre più vicina. Il campanile di San Marco ci guarda da lontano, ma in certi momenti sembra così vicino da poterlo quasi toccare. Una sosta vicino al mare, qualcosa da mangiare e gli ultimi scorci di un’estate che non vuole ancora finire.


    La strada che resta

    Alla fine, però, ciò che rimane non è soltanto la strada percorsa. Rimane il piacere di essere partiti insieme, di aver condiviso curve e paesaggi, di aver imparato qualcosa in più sulla guida e sulla sicurezza, di aver aspettato qualche ritardatario e di aver visto una piccola spia del motore accesa spegnersi solo alla fine della giornata.

    La moto è libertà, vento e scoperta.

    È il rumore del motore che accompagna il silenzio dei pensieri. È il vento che entra nel casco. È una curva che arriva, un paesaggio che cambia, un campanile che compare all’orizzonte e il mare che improvvisamente si apre davanti agli occhi. E quando tutto questo lo vivi insieme ad altri motociclisti, la strada diventa qualcosa di più di un semplice percorso. Diventa un ricordo.

    Ma, forse, la destinazione vera è un’altra: continuare a coltivare quella passione che ci mette in movimento, imparando ogni volta a viverla con più consapevolezza, più rispetto e più sicurezza. Perché la passione più bella è quella che ci fa venire voglia di partire ancora. E di tornare.


    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 😘

  • DOVE IL CONFINE SI TINGE DI ARTE, VINO E AMICIZIA.

    DOVE IL CONFINE SI TINGE DI ARTE, VINO E AMICIZIA.

    Il cielo, domenica mattina, ha il colore delle cose che stanno per accadere: un rosa tenue, quasi dipinto con un pennello appena intinto nella luce. L’aria porta già con sé il primo respiro dell’autunno, fresca ma nitida nei polmoni. La destinazione è Gorizia. Ad aspettarci ci sono gli amici del Borderlands Free Chapter, padroni di casa capaci di trasformare un semplice ritrovo in un abbraccio, una stretta di mano, un sorriso sincero, e nel piacere immediato di ritrovarsi insieme. E poi gli altri amici dei Free Chapter: il Romagna, l’Urbe Scaligera, l’East Coast, il Langaster, il NorthernLands ed il Venexia, arrivati da strade diverse ma con la stessa voglia di condividere chilometri, storie e quella particolare libertà che soltanto la strada sa regalare.

    Gorizia, domenica mattina, non è soltanto una città. E’ una soglia. Qui il confine non è una linea tracciata su una carta. È una presenza discreta che attraversa le strade, i paesi e le memorie. Basta poco per accorgersene: una strada che continua, un cartello dal colore diverso, una lingua che cambia, e improvvisamente sei dall’altra parte. E noi quel confine lo abbiamo attraversato due volte. Due volte, quasi come per convincerci che davvero fosse così semplice. Che in Europa una frontiera possa essere soltanto una parentesi sulla strada e non più una ferita. Dopo la prima foto tutti insieme con i nostri vessilli, le moto cominciano a salire lungo le strade del Collio, e la domenica prende finalmente la sua forma. Curve morbide, poi un po’ più strette. Salite e discese che sembrano disegnate apposta per seguire il profilo delle colline. I filari delle vigne corrono ordinati lungo i pendii, ancora carichi dei colori e dei profumi della vendemmia. La terra ha quell’odore umido e profondo che appartiene alle stagioni quando cambiano passo. Il Collio si lascia attraversare lentamente. Non chiede fretta ma soltanto di guardare. Dietro una curva compare una collina e ancora più in là il paesaggio sloveno, così vicino da sembrare la naturale continuazione di quello italiano. Una terra divisa dalla storia e unita dalla stessa luce. E poi l’Isonzo. Quel fiume azzurro e ostinato che scorre in mezzo a queste terre portandosi dietro un peso enorme di memoria. L’Isonzo non è soltanto acqua: è storia, è confine, è memoria di uomini e di guerre. Attraversarlo oggi, in una mattina d’autunno, con il rombo delle moto che accompagna il corso dell’acqua, ha qualcosa di profondamente emozionante. La storia, per un istante, sembra farsi paesaggio.

    Poi ad attenderci c’è una cantina, immersa nel territorio e nei suoi profumi. Qui il viaggio si ferma. Il vino friulano riempie i bicchieri e, insieme al vino, arrivano pane e prosciutto caldi. È uno di quei momenti semplici che finisce per diventare tra i più memorabili. Perché il viaggio non sono soltanto i chilometri percorsi, ma è anche quello che accade tra un chilometro e l’altro: una tavola apparecchiata, un bicchiere alzato, una battuta ed una risata. E poi c’è il pranzo ricco e generoso, profondamente locale. Piatti che raccontano il territorio senza bisogno di spiegazioni. La convivialità non è un dettaglio: è parte stessa del viaggio. Quando si riparte dopo pranzo, la luce è cambiata. Le strade del Collio ci riportano verso Gorizia, tra vigne, curve e quel confine che ormai abbiamo imparato a guardare con occhi diversi. Poi arriva il momento dell’ultima fotografia di rito, in Piazza della Vittoria. Le moto si fermano, gli amici si raccolgono, qualcuno sistema il gilet, qualcuno le bandiere. È la fotografia che congela la giornata su carta e nei ricordi.

    Ma c’è un ultimo viaggio da fare. Quello dentro il colore. La visita alla DAG, la celebre galleria d’arte digitale, così tanto voluta da noi dell’Antenore, sembra quasi la naturale conclusione di una giornata trascorsa a inseguire paesaggi. Se fino a quel momento ci sono state le colline, le vigne, il cielo e il fiume a dipingere davanti ai nostri occhi, qui è la luce stessa a diventare materia. Entrare nella DAG è come cadere dentro una tavolozza. I colori si muovono e si espandono. È un tuffo in un mondo dove il confine tra arte, tecnologia e percezione diventa quasi liquido e noi ci siamo dentro. Ma forse la fotografia più bella di questa domenica non è solo quella scattata in piazza, ma quella che rimane dentro. Dopo un giorno trascorso insieme, quel che resta sono le persone: i Borderlands che hanno organizzato la giornata, il comune di Gorizia che l’ha reso possibile con l’assessore allo sport Giulio Daidone e quello alla cultura Fabrizio Oreti, e i Free Chapter che hanno partecipato. Perché alla fine sono le persone a dare un senso ai chilometri, insieme a quella sensazione di aver avuto la fortuna di essere esattamente dove dovevamo essere: in strada, insieme.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore) 😘

    Si ringrazia di tutto cuore il Free Chapter Borderlands per la splendida giornata! E grazie ai compagni di strada, tavola ed arte: VENEXIA 2.0 Local Group Free Chapter East Coast Romagna Bikers Group FC LANGANSTER FREE CHAPTER FREE CHAPTER URBE SCALIGERA VERONA ITALY since 2013 FREE CHAPTER NORTHERN LANDS 🥰

  • OLTRE IL PIAVE: IL RUGGITO DEGLI ANTENORE SUI CADINI DEL BRENTON

    OLTRE IL PIAVE: IL RUGGITO DEGLI ANTENORE SUI CADINI DEL BRENTON

    Domenica mattina, a Padova, l’aria ha qualcosa di diverso: sedici Harley sono schierate. Cromature accese dalla prima luce, selle pronte, caschi calati, mani sui manubri. Sono sedici anime accomunate dalla stessa inquietudine: quella che prende chi non riesce a stare fermo quando davanti a sé intravede laa strada. Il gruppo Antenore è pronto. Non c’è bisogno di molte parole. E’ sufficiente il primo rombo: un tuono meccanico che rompe il silenzio della mattina e annuncia che, ancora una volta, la strada viene scelta come destino. Padova rimane alle spalle. Le Harley si mettono in fila e cominciano a divorare chilometri. La pianura lentamente cambia volto. L’orizzonte si increspa, le colline si avvicinano e la Marca storica apre davanti al gruppo il suo grande teatro verde.

    Poi compare lui: il Piave, il fiume della memoria e delle battaglie. Ma quel giorno il Piave non mormora, ma trema sotto il battito delle marmitte di ferro che fanno vibrare l’aria. L’acqua scorre, le moto passano, e la storia osserva. Dall’altra parte del ponte comincia un altro capitolo. La Strada del Prosecco si arrampica tra colline morbide e vigneti perfettamente disegnati. I filari sembrano righe tracciate dalla mano di un gigante. I grappoli sono maturi, pronti a compiere il loro destino. Le Harley lasciano progressivamente le colline e puntano verso il Passo San Boldo.

    La salita comincia mentre la montagna si stringe attorno alla strada. Poi arrivano i tornanti. Stretti. Quasi impossibili. La carovana rallenta, curva dopo curva. Il ferro segue il ferro. E poi le gallerie. Buio. Per qualche secondo il mondo scompare. Poi, all’improvviso, torna la luce. È come attraversare il sipario di un teatro. E quando le ultime Harley conquistano il passo, il gruppo ha già capito che quella non sarà una semplice uscita domenicale. Sarà una spedizione. Il confine tra Treviso e Belluno viene attraversato quasi senza accorgersene, mentre la discesa conduce nella Valle del Mis.

    Il paesaggio cambia ancora. La strada sembra infilarsi dentro una natura primordiale, selvaggia, quasi cinematografica. Ed è qui che i sedici harleysti cambiano pelle. Le moto rimangono alle spalle. Davanti c’è la montagna. E allora il gruppo si trasforma in una compagnia di esploratori: Indiana Jones e Lara Croft, versione Antenore. Non servono fruste, pistole o jeep, ma solo uno spirito d’avventura e quella sana dose di incoscienza che rende memorabili certe giornate. La prima conquista è la Cascata della Soffia.

    I 16 entrano nella roccia, letteralmente. L’acqua precipita con la forza di qualcosa che non ha mai conosciuto ostacoli. Il rumore della cascata copre ogni altro suono. Si guarda. Si fotografa. Si assorbe il paesaggio, perché davanti a certe meraviglie anche il più rumoroso dei motori deve tacere. Ma una spedizione non può vivere soltanto di contemplazione. E così arriva l’ora più attesa: il pranzo.

    Niente ristoranti stellati, ma ottimi panini e birre fresche. Seduti insieme, con le moto parcheggiate poco lontano e la montagna a fare da parete, il pranzo diventa improvvisamente qualcosa di più di una pausa. Si ride. Si prendono in giro gli amici. Qualcuno sostiene di aver rischiato la vita, mentre qualcun altro sostiene che non era poi così pericoloso. Ma il viaggio non è ancora finito. Nel pomeriggio arrivano i Cadini del Brenton.

    Qui la montagna mostra il suo lato più elegante. L’acqua ha scavato la pietra per secoli, creando una successione di pozze e cascate dove il blu dell’acqua sembra impossibile. Azzurre come gli occhi della Terra. E naturalmente gli Antenore non possono limitarsi a guardare. Si va. Si esplora. Si arriva al limite del ferrato, quel tanto che basta per trasformare una semplice fotografia in una piccola impresa. E in quel preciso momento nasce la fotografia che, anni dopo, farà ancora ridere tutti.

    Poi il sole comincia a scendere. È tempo di tornare. Le Harley riprendono vita una dopo l’altra. Si passa da Feltre e quindi, sulla Statale del Santo, il viaggio lentamente comincia a chiudere il proprio cerchio. Le curve ormai sono alle spalle così come la giornata è negli specchietti. Quando finalmente Padova ricompare all’orizzonte, il viaggio è terminato. Il grande tuono della mattina lascia posto al silenzio della sera. Ma c’è una cosa che nessuno spegne. Il ricordo. Perché una giornata così non si misura in chilometri, ma in emozioni. E alla fine, quando il motore si spegne, quello che rimane davvero è una certezza: le strade più belle sono quelle che diventano ricordi condivisi.

    D’Annunzio avrebbe sicuramente scritto di una giornata così: “il ferro ha avuto la sua gloria”.

    Boccadoro La Storyteller (Editor di Antenore)